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Hanno provato a farmi fuori, ma ...

di Oreste Parise (Mezzoeuro Anno IX num. 7 del 20/02/2010)

Rende, 19 febbraio 2010

L'ultima sfida di chi non conosce il mare

Pippo Callipo ne ha per tutti: i poteri "forti" del PD hanno messo in giro il nome di De Rose ma era una bufala, volevano solo mettermi in un angolo.

La verità è che vogliono perdere e poi "spartire" tutto con il PDL ...


Intervista a Pippo Callipo

Come mai non ha partecipato alle primarie? Si sarebbe potuto decidere il leader di coalizione piuttosto che lo scontato risultato di un confronto interno al PD.
Ha detto bene, scontato. Io non sono del Pd: io sono stato indicato alla candidatura alla Presidenza della Regione da più di cento associazioni espressioni della società civile. La Calabria vive una condizione drammatica, sociale, economica, ma soprattutto morale. Dobbiamo allontanare chi vede la politica solo come mestiere e potere. Io rappresento questa occasione, chi vuole prenderla bene, chi no voti i soliti volti, ma poi non si lamenti.
Al congresso nazionale Idv ha fatto una scelta di campo, schierandosi con il PD in un'alleanza strategica per creare una alternativa di governo. Lei si presenta come indipendente, ma la coalizione è spaccata. Non le sembra che questo indebolisca entrambi dando un vantaggio competitivo al candidato del Pdl?
Questo, scusi, è puro politichese e francamente non mi interessa. Sono i calabresi che votano e che si assumeranno la responsabilità di eleggere il nuovo Governo della Regione. I giochi sono chiari e fin troppo evidenti per perdersi in posizionamenti partitici. Ai cittadini non interessa sapere se chi li governa veste di rosso o di nero, tantomeno in una Calabria che è la più povera d’Europa. La Calabria ha assolutamente bisogno di un rinnovamento della classe dirigente. Io mi rivolgo ai calabresi onesti ed alla loro voglia di riscatto, quello che il Pd decide a Roma o in Calabria, che come vede è in continuità con le vecchie modalità della politica e non presenta alcuna innovazione, né progettuale né politica, non mi interessa. Se dovessi essere uno dei tanti del teatrino della politica, resterei nelle mie aziende a fare l’imprenditore, la Calabria non saprebbe che farsene di un altro politico che si aggiunge alla pletora di politici di cui disponiamo. Qui, in Calabria, dobbiamo decidere le sorti della Calabria, sono convinto che della Calabria alla politica nazionale non gliene frega niente, forse temono di sporcarsi addirittura. Dimostriamo, questa volta, di sapere cosa vogliamo e di votare facce nuove e volti puliti. Se governiamo bene la Regione e dimostriamo che anche la Calabria, da sola, può innescare circuiti virtuosi nell’economia e soprattutto nel turismo, oggi del tutto abbandonato, ci guadagneremo la fiducia del Paese.
In un certo momento di questa storia infinita per la scelta del candidato, sembrava che fosse possibile una candidatura di Umberto De Rose. Non sarebbe stato rivoluzionario per la Calabria un ticket di due imprenditori di successo? Non crede che si è persa una grande occasione?
Ma no, quella candidatura era parte, con tutto il rispetto per l’amico De Rose, di una strumentalizzazione, una delle tante, di una parte politica che tentava di riciclarsi e di indurmi a compiere un passo falso. A un certo punto, l’obiettivo dei soggetti, pochi, che comandano a bacchetta il Pd, è stato questo: neutralizzare la portata innovativa di Callipo, omologandolo a noi e alle nostre logiche. Questo non è stato possibile, e infatti io rimango, anzitutto, il candidato della società civile calabrese, riconoscendo a Idv ed ai Radicali ma anche al piccolo partito “per il Sud” che mi sostengono con convinzione, un ruolo fondamentale per svecchiare la Calabria. La carica di innovazione, per cui migliaia e migliaia di calabresi mi stimano, è un patrimonio che io non ho il diritto di mandare in fumo. Mi sento responsabile per la grande fiducia che i calabresi onesti mi danno, a loro debbo rispondere ed a loro dico: andiamo avanti, proviamo. Se prevarrà il voto libero e responsabile, sono certo che la Calabria, con la mia vittoria, saprà dimostrare all’Italia che è pronta a voltare pagina. Noi ci candidiamo non per guadagnare un pezzetto di potere alla Regione, ma per scombussolare gli assetti di potere e clientelari che hanno messo in ginocchio la Calabria. Una sfida che spero sia capita fino in fondo.
Lei crede che gli imprenditori calabresi la seguiranno in questa avventura? Con quali argomenti cercherà di convincerli sulla bontà della sua proposta programmatica?
Via la spesa pubblica inutile. Ecco il mio slogan per una Regione che cambia per davvero. Aboliamo tutta la spesa inutile e aboliamo quegli Enti da più parti considerati inutili, direttamente o indirettamente gestiti o finanziati dalla Regione che, al momento, assorbono un’infinità di risorse ma non servono allo sviluppo. Sarebbe la prima “pratica” all’ordine del giorno della mia Giunta regionale, se i calabresi mi voteranno. Se gli imprenditori che amano il loro mestiere e non sono succubi della politica mi vorranno come presidente. Abbattendo la spesa improduttiva, si può fare, rilanciando l’occupazione, un investimento su alcuni importanti progetti innovativi che possano significare sviluppo produttivo. Se la Regione dimostra serietà, impiegando bene le risorse e facendo vedere al Paese i risultati di cui siamo capaci, altri, a iniziare dal Governo, non potranno pretendere di collocare nel nostro territorio opere faraoniche multimiliardarie che non servono al Paese e che alla Calabria rischiano di provocare uno sconvolgimento ambientale d’inaudite proporzioni. Un secco no lo dobbiamo dire ad ogni ipotesi di Centrale nucleare. La Calabria, per rivendicare sul serio autonomia e piena autodeterminazione, deve ridurre lo scarto tra produzione e consumi ed eliminare i tratti del sottosviluppo e della dipendenza economica che connotano il nostro sistema produttivo. Rappresentiamo una goccia dell’export nazionale, mentre assorbiamo una montagna di risorse nazionali e comunitarie che non sono finalizzati a irrobustire il sistema produttivo con progettualità ben individuate e di sicuro impatto occupazionale, perché oggi la politica pensa solo a come aumentare i propri clienti. Questo è l’unico obiettivo cui ha pensato in tutti questi anni. Un obiettivo che non predilige la competenza ed il merito, perché a utilizzare le risorse finanziarie con lo scopo di ampliare i voti di scambio, è sufficiente il personale del sottobosco politico che poi, a sua volta, è utilizzato largamente per finalità elettorali. Il fallimento nell’utilizzazione dei fondi comunitari - aldilà di valutazioni più o meno positive su singoli aspetti e aldilà della stessa capacità di spendere i soldi che ha un senso se incide durevolmente nel territorio ma non ne ha alcuno se invece risulta essere a pioggia e priva della capacità di modificare lo status quo - consiste in questo: nonostante decenni di finanziamenti comunitari, la Calabria ha un divario di sviluppo rispetto alle altre regioni italiane ed europee molto amplio e non è riuscita a stringerlo. Il sovradimensionamento dell’agricoltura e la presenza nel sistema-Calabria di imprese piccolissime a cui sono precluse economie di scale, denotano la polverizzazione inefficiente dell’apparato produttivo calabrese su cui occorre incidere con risolutezza. Noi abbiamo bisogno di imprese più grandi (sono poche quelle che superano i 100 dipendenti in Calabria), in grado di essere presenti nei segmenti innovativi e dinamici e aperti alla competizione nazionale ed internazionale. Questo ci rimanda non solo a investimenti pubblici che vanno dirottati in questa direzione, anziché scialacquati nel nulla, ma anche all’urgenza di rendere funzionali i contesti in cui le aziende operano e che oggi sono deboli per il deficit infrastrutturale di base, l’alto costo del danaro, la questione sicurezza.
Crede che la partita che si giocherà alla Regione sia tra i tre contendenti alla pari o vi è uno sparring partner? Alla partenza lei sembra il candidato più debole …
Non guardiamo le cose con i conteggi della politica, a parte che i sondaggi, autorevoli e qualificati, mi hanno finora posizionato al secondo posto. Costituisco anche, scusi la presunzione, il candidato più attenzionato dalla stampa nazionale, la novità come si dice in gergo. Da qui parto. Vedo che i calabresi capiscono bene dove voglio arrivare e cosa voglio fare, via la politica dalla sanità, utilizzo produttivo della spesa, basta con l’assistenzialismo malato che degrada le menti e soprattutto fermiamo la fuga dei cervelli. Attenzione vera alle fasce sociali deboli, valorizzazione degli immigrati, uno sguardo attento alle aree interne oggi abbandonate…
Avrà delle sue liste in tutte le circoscrizioni? Con quali criteri sceglierà i candidati? Seguirà il codice etico stabilito da Idv? Qual è il suo elettore di riferimento?
Il calabrese onesto è il mio elettore di riferimento, non ci sono dubbi. Il blocco sociale assistito, legato mani e piedi ai carrozzoni partitici e quelli che sono infilati nelle segreterie politiche, strutture speciali della Regione, negli enti inutili pagati coi nostri soldi non mi voteranno. Tantomeno i prenditori. Tutti costoro con me Presidente dovrebbe sparire il giorno stesso del mio insediamento. Mi voterà, credo, il calabrese onesto, l’imprenditore sano, i giovani e le donne, la gente per bene che non ne può più di essere immischiata nel pregiudizio che circola sulla Calabria: tutti mafiosi, furbi e assistiti. I candidati di “Io resto in Calabria” sono tutti volti nuovi, facce fresche, gente che vive ed opera nella società calabrese con un approccio ai problemi moderno ed europeo, liberi dalle combriccole partitiche ed affaristiche…
Nelle ultime elezioni politiche si è parlato molto del voto “utile”, con una polarizzazione dei consensi attorno ai partiti maggiori. Quale è il voto “utile” in Calabria?
Non c’è. Se guarda a come il potere economico calabrese si è dispiegato nei decenni, anche leggendo alcune inchieste giudiziarie, capirà che la politica è stata solo uno strumento, di centrodestra o di centrosinistra, per fare affari, utilizzare per fini privati le risorse pubbliche nazionali e comunitarie. In realtà il Pd e il centrosinistra che lo segue, non vogliono vincere. Capiscono bene che dopo 5 anni di fallimenti la vittoria non ce l’hanno. Intendono solo tornare in Regione per tentare di difendere, assieme al centrodestra, il sistema di potere di cui sono esponenti, quella parte di Calabria, per fortuna minoritaria, che nella povertà di tutti lucra affari e costruisce carriere politiche il più delle volte, come dimostrano i fatti, immeritate.
All'interno del Pd si sta giocando una delicata partita per la definizione della leadership regionale. L'ostinazione di Loiero ha provocato un vasto dissenso nel suo schieramento e voci bene informate dicono che potrebbe esservi un uso spregiudicato del voto disgiunto. Si potrebbe determinare l'ipotesi che lei diventi un Presidente senza maggioranza, o il leader dell'opposizione …
I calabresi debbono decidere cosa fare. Non c’è altro da aggiungere, solo chi non vuole vedere, perché evidentemente ha interessi personali da tutelare, può giustificare gli accordi di potere brutali che si sono consumati nel Pd e nel centrodestra. La vecchia politica conta sull’acquiescenza dei calabresi, questa volta, però, se il calabrese mette al primo posto il suo diritto di essere un cittadino italiano e non un suddito, noi vinceremo e la Calabria potrà cambiare.
Vi sono due questioni fondamentali nell'agenda politica, l'uno è la questione morale che è esplosa in maniera violenta. Pensa che siamo di fronte a una nuova stagione di tangentopoli e cosa fare per arginare questa nuova ondata di fango che si sta riversando sulla politica?
La Corte dei Conti ha fornito dati allarmanti sulla corruzione in Italia, più 229 per cento. Si, io credo che l’affarismo immorale sia predominante. C’è in Italia una sorta di dissolvimento del tessuto sociale, anche perché la transizione politica che dura da oltre 15 anni non accenna a chiudersi e il berlusconismo è in evidente declino: avrebbe dovuto introdurre nel Paese anticorpi liberali che invece non ha introdotto, si è, di fatto, trasformato in un blocco politico che difende le posizioni del suo leader ma non ha progettualità, basti vedere l’assoluta mancanza di qualsiasi strategia per il rilancio del Mezzogiorno. Senza dire che la golden share del Governo è in mano alla Lega che gioca ogni sua corta sull’egoismo dell’area che rappresenta e su un secessionismo oggi di fatto annacquato. Avevano promesso un piano Marshall per il Sud e se ne sono usciti con due slogan, il ponte e la banca. E’ sconvolgente, mentre la Calabria e la Sicilia franano, i ministri si dilettano con il progetto del ponte che se mai inizierà sarà un disastro economico e sociale.
Il fango, e non metaforicamente, sta anche minacciando interi paesi. Vi è una emergenza ambientale, che non è più eludibile …
Lo Stato non fa lo Stato e la Regione, con questo alibi, sguazza, in questo caso non solo metaforicamente, nel fango. Come sono stati spesi i tanti soldi destinati alla difesa del territorio, quali opere e come sono state fatte? A queste domande non si risponde mai, cosi ad ogni tragedia c’è un sussulto di denunce, accuse e contraccuse. Chi ci va di mezzo sono i cittadini. La Regione ha insediato un comitato per il rischio idrogeologico presieduto dall’ex senatore Covello e l’ha dotato, dicono, di un miliardo di euro, ebbene: dopo un anno, come sono stati spesi i soldi? Ha ragione il prof. Teti, le frane in Calabria sono la metafora della frana della sua classe dirigente.
Quali saranno i provvedimenti che caratterizzeranno la luna di miele del governatore Callipo?
La macchina amministrativa della regione sarà il motore della rivoluzione che ho in mente. Uno per uno, li chiamerò e mi presenterò: ogni dipendente della Regione e degli enti sub regionali dovrà avere un colloquio di lavoro con me: chi sei, cosa sai fare e cosa vuoi fare? Io credo che i dipendenti regionali, cosi tanto bistrattati, abbiano un potenziale enorme, ma non sono utilizzati al meglio, perché questa brutta politica non premia la competenza ma l’appartenenza. Basta con le appartenenze, per me se un dipendente vale, me ne frego se è di destra o di sinistra. Che faccia, che metta a frutto le idee che ha. La macchina amministrativa va messa a regime e resa efficiente ed efficace. Se vuole potrei continuare, ma forse è sufficiente che le dica che ogni cosa sarà fatta avendo l’interesse generale come stella polare.


C O P Y R I G H T

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