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Una vittoria di Pirro

Mezzoeuro Anno IX num. 23 del 12/06/2010)

Rende, 11 giugno 2010

Continua il commissariamento della BCC di S. Vincenzo La Costa.

Il consiglio di stato ha accolto una piccola parte del ricorso degli ex amministratori della BCC di San Vincenzo la Costa. Semplicemente in merito alla scelta di uno dei due commissari nominati da Bankitalia. Ma ciò non farà altro che ritardare la procedura ormai inarrestabile.

Cosa succedere alla BCC di San Vincenzo La Costa? Il commissariamento dell'istituto avvenuto alla fine dell'anno scorso è stata accolta molto male dai vertici aziendali che hanno organizzato una resistenza chiamando a raccolta la rappresentanza politica locale e organizzando manifestazioni di protesta popolare. Con questi gesti si voleva difendere l'autonomia della banca e le scelte gestionali rimarcando la solidità finanziaria della banca e la funzione svolta in favore del territorio per sostenere la debole economia locale. Dietro il movimento di protesta si intravedeva la mano del deposto direttore generale, il vero padre padrone che l'aveva gestito per anni in maniera personalizzata. Proprio la qualità della governance ed i metodi di valutazione del merito creditizio erano stati più volte censurati dall'Istituto di Vigilanza.

Contro il decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze del 27.11.2009 che, su proposta della Banca d'Italia, aveva disposto il commissariamento era stato presentato ricorso da parte di alcuni soci al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, e il provvedimento di nomina dei commissari della Banca d'Italia del 18 dicembre 2009. Il TAR Lazio con sentenza n. 6189/2010, lo aveva respinto, per gravi violazioni normative e irregolarità gestionali e gravi perdite patrimoniali.

Il 9 corrente sull'argomento è intervenuto il Consiglio di Stato che con ordinanza del 9 giugno u.s., coerentemente con la sentenza del TAR Lazio, ha ritenuto che le censure contro il decreto di commissariamento “non appaiono prima facie assistite da profili di fondatezza”, mantenendo in vigore l'amministrazione straordinaria.

I ricorrenti hanno avuto una parziale e platonica soddisfazione per il fatto che lo stesso Consiglio di Stato ha sospeso in via cautelare la nomina di uno dei due Commissari, il dott. Salvatore Cairo, per “profili di possibile incompatibilità e inopportunità” nella designazione..

Nella nota diffusa ieri la Banca d'Italia ribadisce “la piena correttezza del provvedimento di nomina del dott. Salvatore Cairo, la cui designazione è stata a suo tempo accuratamente valutata, tenendo conto dei profili di esperienza e professionalità e dell'assenza di alcun elemento ostativo. Nel frattempo verrà, ovviamente, data attuazione all'ordinanza del Consiglio di Stato”. L'unica conseguenza reale è che fino all'udienza per la trattazione del merito fissata per il 9 novembre prossimo, la Banca d'Italia si vedrà costretta a nominare un altro commissario.

“La procedura di amministrazione straordinaria prosegue regolarmente al fine di fronteggiare la situazione di crisi aziendale a tutela dei depositanti e della clientela della banca, in raccordo con la Federazione delle banche di credito cooperativo”, conclude la nota dell'Organo di Vigilanza.

Da un punto di vista pratico si tratta di una vittoria di Pirro, che produrrà l'unico effetto pratico della sostituzione del Commissario e del rafforzamento delle convinzioni della Vigilanza sullo stato della banca, avendo avuto nel frattempo la possibilità di verificare dall'interno le posizioni di rischio e procedere alla “due diligence” del portafoglio crediti.

La contrapposizione frontale costituisce un ostacolo ulteriore al ritorno in bonis dell'istituto nel breve termine e comunque rende impossibile il reintegro della vecchia dirigenza, che sempre più s'identifica con una gestione criticabile che ha portato all'insabbiamento dell'istituto.

Il pronunciamento prossimo del Consiglio di Stato nel merito della vicenda non ha alcuna rilevanza pratica. La piena operatività della banca è legata all'operazione di ricapitalizzazione e all'ampliamento della base societaria.

In considerazione della persistenza dello stato di crisi dell'economia locale sarebbe necessario predisporre un piano di ristrutturazione del sistema bancario regionale costituito ormai soltanto da BCC, quasi completamente assenti nel reggino, dove la sola BCC di Cittanova non è sufficiente a servire l'intera provincia. Non mancano problematiche da risolvere anche a Cosenza, per l'eccessiva polverizzazione degli istituti che impedisce di poter ottenere economie di scala e una governance legata al territorio ma di alto profilo professionale.

Attualmente le BCC commissariate sono tre, ma altre sono sotto osservazione e potrebbero subire analoga sorte. E' urgente una azione di sostegno delle imprese per evitare il tracollo dell'intero sistema. La preannunciata nascita della Banca di Garanzia ha subito qualche ritardo per la pressione della Banca d'Italia ad aumentare il capitale sottoscritto per almeno 500.000 euro. Dopo l'entusiasmo iniziale vi è stato un certo rallentamento nelle sottoscrizioni, ma il presidente della Camera di Commercio di Cosenza si mostra molto ottimista e convinto di poter raggiungere a breve l'obiettivo. Lo scopo della nuova banca è quello di fornire alle piccole aziende un sostanziale aiuto nel raggiungimento dei requisiti richiesti dall'accordo di Basilea-2 e consentire di conseguenza l'accesso al credito. In questa lunga fase di crisi sono state proprio le BCC ad aver svolto il ruolo di ultima spiaggia e permesso alle aziende di sopravvivere. Tuttavia le difficoltà sono enormi e sarebbe necessario un intervento anche della regione attraverso la Fincalabra. Intanto, a Basilea i governatori delle banche centrali dei paesi industrializzati stanno predisponendo nuove (e più restrittive) norme per la valutazione del rischio di credito per fronteggiare il clima di sfiducia che circonda la finanza internazionale. Ci vorrà del tempo prima della loro introduzione nei singoli paesi, ma questo significa che non vi sarà alcun allentamento dei vincoli oggi vigenti. Adeguarsi o perire, questo l'imperativo categorico che le BCC si trovano ad affrontare. Le questioni personali passano in quart'ordine. Tutti devono rassegnarsi alla fine di una epoca. Anche se con qualche flessibilità in più non possono sfuggire alla mannaia di Basilea.


C O P Y R I G H T

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