Il futuro delle BCC calabresi

di Oreste Parise

Mezzoeuro Anno IX num. 45 del 13/11/2010)

Rende, 11 novembre 2010

In arrivo altri due comissariamenti nelle BCC calabresi. Tutto il sistema è in fibrillazione e si prospettano ulteriori novità. il rischio è che la Calabria perda anche l'ultimo pezzo della sua struttura bancaria.

Per ora sono solo rumour, insistenti voci di corridoio. Appare tuttavia sempre più probabile il commissariamento a breve della BCC di Tarsia. Sono mesi che è stata posta sotto osservazione della Federazione regionale, che ha provveduto a sostituire i responsabili del management e della governance dell'istituto con uomini di sua fiducia. Un commissariamento di fatto e una iniezione di liquidità di otto milioni di euro attraverso il fondo di garanzia non sono stati sufficienti però a evitare l'intervento della Banca d'Italia, che dovrebbe intervenire entro la fine di quest'anno.

Il provvedimento si andrà ad aggiungere ai quattro che già da mesi hanno interessato la BCC di San Vincenzo La Costa, la BCC di Spezzano Albanese, la BCC di Cosenza e quella di Sersale in provincia di Catanzaro. Una vera e propria catastrofe che ha colpito nel cuore il sistema delle BCC calabresi, gli unici presidi finanziari rimasti sul territorio. Tutti gli altri sportelli operanti nella regione sono i bracci operativi di banche che hanno la testa altrove, nel senso che la direzione e la proprietà degli istituti sono al di fuori del Mezzogiorno. Ma anche in senso figurato, poiché il centro dei loro interessi e dei loro affari è ben lontano: sono prenditori di risparmio da destinare a investimenti finanziari sui mercati internazionali.

“Dio è morto, e neanche io mi sento tanto bene!” esclamava Woody Allen in uno dei suoi famosi film. Il mosaico della crisi non si chiuderebbe qui, purtroppo. Se la BCC di Tarsia è a un passo dal commissariamento, rimane appeso a un filo il destino della BCC dei Due Mari, che ha ricevuto la visita degli ispettori della Banca d'Italia. Sembra che le conclusioni siano state tutt'altro che lusinghiere. Vi è un atteggiamento di maggior prudenza nei confronti di quest'ultimo istituto giustificato dalla maggiore dimensione, che impone di trovare rapidamente soluzioni che garantiscano la ricostituzione della solidità patrimoniale e una corretta e rigorosa gestione. Prima ancora di un intervento formale, la Banca d'Italia si è preoccupata di individuare un partner che sia in grado di accompagnarla fino al ritrovamento di un nuovo equilibrio. Al suo fianco è stata chiamata la BCC di Sesto San Giovanni, considerata patrimonialmente molto solida e in grado di fornire figure professionali che possano sopperire alle carenze tecniche rilevate in sede ispettiva. L'intervento milanese non è un atto di pietà cristiana e non può essere considerato momentaneo poiché presuppone un seguito. In pratica siamo di fronte a un tentativo di colonizzazione che non si limiterebbe alla sola Due Mari. Si ripete uno schema già sperimentato in passato.

Il suo commissariamento appare inevitabile, e con essa sarebbero sei le BCC in crisi acclarata in Calabria. Per avere un metro di paragone, si può ricordare che attualmente le BCC in stato di commissariamento sono 12 in tutta Italia. Questa semplice verità numerica evidenzia senza ombra di dubbio che siamo di fronte a una vera e propria débâcle, che impone una riflessione seria sulla situazione del credito in Calabria.

Il grave momento di difficoltà del sistema creditizio locale chiama direttamente in causa la classe politica e la sua incapacità di formulare una qualsiasi ipotesi di governo del fenomeno. L'analisi – ripetuta fino alla noia - non va oltre la denuncia della forbice dei tassi e della restrizione delle concessioni. Problemi reali che costituiscono un appesantimento delle aziende calabresi costrette a confrontarsi sul mercato con la zavorra zavorra di uno spread sui tassi che li penalizza nei confronti dei concorrenti. Tuttavia l'entrata in circolazione dell'euro ha spuntato in gran parte la vis polemica di queste argomentazioni poiché la struttura dei tassi si è molto appiattita e non costituisce più un elemento discriminante se non in misura molto limitata: il differenziale è in media inferiore ai due punti percentuali.

Senza una politica non si va da nessuna parte e si rischia di vedere azzerato in pochi mesi quel che resta di un sistema creditizio che ha conosciuto momenti di grande splendore, con banche come la Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania, la Banca Popolare di Crotone, che avevano raggiunto un livello paragonabile con i maggiori istituti creditizi del Paese. Tutte le grandi banche del Mezzogiorno sono state spazzate via nel breve volgere di qualche anno e nel silenzio più totale della politica. A distanza di anni si può affermare che il processo obbediva a una logica e non è stato casuale. Lo stato di crisi congiunturale è stato un pretesto, ma alla fine le presunte perdite stratosferiche sono state in gran parte recuperate, mentre il Mezzogiorno ha subito una perdita incalcolabile dalla scomparsa di tutti i centri decisionali finanziari di qualche rilievo.

Oggi stiamo attraversando un momento molto simile per il sistema del credito cooperativo. La crisi congiunturale ben più profonda e prolungata di quella precedente costituisce ancora una volta il pretesto per una trasformazione in profondità del sistema. In queste latitudini difficilmente questo si traduce in un intervento tecnico tendente a correggere gli squilibri dei bilanci o le deficienze gestionali. La “naturale” tendenza è quella di un ulteriore (e definitivo) azzeramento di quel poco che resta di un sistema bancario calabrese svendendolo oltre il Pollino.

Cosa potrebbe fare la politica? Potrebbe, ad esempio, privilegiarle nell'affidamento dei servizi finanziari degli enti locali per rafforzarli sotto il profilo della redditività, aiutandoli a trovare la strada dell'autonomia gestionale. Per contrastare il disegno di un nuovo processo di colonizzazione, ci vorrebbe un deciso intervento di tutti gli attori locali: gli enti locali, le istituzioni economiche come le Camere di Commercio, le associazioni di categorie, i sindacati, le associazioni di volontariato. Tutti dovrebbero concorrere a una operazione di lobbying per scongiurare l'ipotesi di una perdita di autonomia degli istituti e la loro cessione sotto qualsiasi forma a istituti “esteri”.

La politica, quando vuole, riesce a governare i processi, a trovare interlocutori con i quali impostare una azione che non sia una difesa a oltranza dello status quo, ma la ricerca di una soluzione razionale, che assicuri una gestione corretta e redditizia agli istituti mantenendo nella regione il loro centro direzionale. Ristrutturazioni finanziaria, riequilibrio dei conti, riqualificazione del personale, fusioni, incorporazioni alla ricerca di un equilibrio di gestione sono sicuramente operazioni necessarie, ma devono essere finalizzate a conservare la proprietà delle aziende nella regione.

Per impostare una efficace politica è necessario avere una idea precisa della condizione attuale degli istituti, delle misure necessarie per un rafforzamento patrimoniale, per dare un management professionalmente adeguata e una governance efficiente, e avere ben chiaro il possibile esito della crisi L'obiettivo deve essere quello di salvare l'autonomia e l'indipendenza delle BCC calabresi creando un sistema efficiente.

Con molta probabilità bisognerà sacrificarne qualcuna poiché si dovrà mirare a fusioni e aggregazioni in modo che alla fine restino solo tre o quattro istituti in grado di realizzare quelle economie di scala che gli consentano di stare sul mercato. Questo è il presumibile disegno della stessa Banca d'Italia, che tuttavia è molto propensa a combinare matrimoni con partner di altre regioni. La Regione ha approvato una legge che prevede la ristrutturazione finanziaria delle imprese, un provvedimento che ripete esperienze passate. Può dare un po' di respiro alle aziende ma sarebbe necessario percorrere nuove strade aiutando il sistema imprenditoriale con le banche. Il nodo cruciale riguarda il sistema delle garanzie.

Qual'è lo scenario probabile che si potrebbe delineare nel prossimo futuro? Rimane confermata l'ipotesi che la BCC di Spezzano Albanese sarà incorporata nella Banca Sviluppo, un istituto della galassia delle BCC, e perderebbe la sua autonomia. La BCC di San Vincenzo La Costa presenta qualche problematicità in più e il traghettamento verso la Mediocrati sembra in bilico. Sarebbe necessaria una consistente iniezione di patrimonio, mentre la gestione è ancora appesantita da crediti a rischio. Un rigoroso criterio di selezione comporterebbe un ulteriore passaggio a incagli e sofferenza di consistenti flussi di credito, una condizione che potrebbe appesantire l'istituto incorporante. Resta tuttora molto accreditata l'ipotesi di un matrimonio, ma il partner non è ancora definito, si ha solo un identikit di massima, poiché dovrebbe essere robusto abbastanza da poter ingoiare ... il rospo senza subire difficoltà di digestione. Che sia il socio lombardo? No trapelano indiscrezioni, ma la sua presenza sul territorio venuta in soccorso della Due Mari potrebbe costituire un indizio.

La BCC di Sersale ha una dimensione contenuta tale da poter ipotizzare un incorporazione con una BCC territorialmente contigua come la Medio Calabria.

Resta la BCC di Cosenza l'unica che continua la sua gestione in maniera “ordinaria” con il proprio personale e il management interno, con la particolarità che i commissari hanno sostituito in toto gli organi della Banca. Una condizione che rassicura sulla solidità dell'istituto e sulla sua capacità di gestione, ma che deve necessariamente trovare uno sbocco poiché il periodo di commissariamento non supera in genere i dodici mesi. Ancora c'è un po' si respiro prima di una decisione definitiva, ma è necessario preparare il terreno in anticipo per evitare di trovarsi di fronte al fatto compiuto con scarse – o sarebbe meglio dire nessuna – possibilità di manovra. E' possibile ipotizzare che possa semplicemente ritornare in bonis mantenendo la sua completa autonomia o è comunque necessario combinare qualche matrimonio di interesse per rafforzarla? Questo è l'interrogativo che resta senza risposta. Dovrebbero essere gli stakeholder del territorio a cercare di influenzare la scelta verso l'autonomia dell'istituto che costituisce un patrimonio da difendere e consolidare.

Non vi è dubbio che vi sono degli elementi di debolezza strutturale che afferiscono a tutte le BCC calabresi. In primis, vi è la questione del personale, del management e della governance. Tutti e tre le componenti sono espressioni locali, e questo sarebbe una risorsa importante se la scelta fosse determinata da criteri rigorosi e professionali. Spesso sono il frutto del “familismo amorale” descritto da Banfield molti anni fa e dal clientelismo che si incrocia con la politica provocando un humus acido che non consente di far germogliare il grano, ma prevale il loglio e la gramigna.

La stessa dimensione di queste banche provoca l'effetto di personale tuttofare, poiché non vi è un numero di operazioni tali da giustificare specializzazioni elevate. Questo è in apparenza una debolezza che però si va trasformando in un punto di forza. E' passata la stagione della banca universale in grado di abbandonare il terreno della intermediazione finanziaria in favore di un'impresa globale che offre e vende servizi, dai fondi comuni al vino di qualità. La diffusione dello shopping on line sta rivoluzionando il sistema bancario. Carte di credito e bonifici e tanti altri servizi finanziari si possono tranquillamente eseguire in rete da casa propria. Una banca come Paypal opera senza sportelli e senza personale, ma ha trovato una diffusione capillare non essendo vincolata da alcun legame con un territorio preciso. Il suo luogo è il web e il numero delle transazione aumento in maniera esponenziale.

Questo significa che una banca che opera sul territorio deve ritornare al suo mestiere tradizionale, e preoccuparsi di mantenere un rapporto diretto con la propria clientela. In questo le BCC ha un vantaggio molto consistente e possono sfruttarlo per fidelizzare la propria clientela, poiché vi è u numero crescente di persone che sente una inquietudine e un disagio a dialogare con i call center, ma hanno bisogno di un contatto fisico.


C OP Y R I G H T

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