La spada di Damocle degli swaps

di Oreste Parise

Mezzoeuro Anno X num. 21 del 27/05/2011


Rende, 25/5/2011

Grave rischio finanziario incombe sulla Regione

Era l'uovo di Colombo per superare le difficoltà finanziarie, un modo semplice ed elegante per fare cassa. Ora su molti enti incombe l'incubo di dover affrontare spese impreviste

Che cos'è uno swap? Semplicemente una scommessa sull'andamento futuro dei mercati finanziari. Più tecnicamente sono dei contratti cosiddetti derivati poiché si innestano su un contratto di finanziamento già esistente. Va annoverato come uno dei più moderni strumenti di finanziamento delle imprese, si legge su Wikipedia. Uno strumento molto delicato che va maneggiato con cura poiché non è facile valutarne tutte le conseguenze. Finché questo si limita alle imprese tutto questo è accettabile poiché si tratta di un negozio consensuale e nessuno può limitare la capacità degli imprenditori ad agire seguendo il suo fiuto e la sua propensione al rischio.

Gli strumenti derivati sono i principali responsabili della crisi finanziaria che, partita dagli Stati Uniti, ha finito per riservarsi su tutto il mondo.

Non si può certo dire che è tutto colpa solo ed esclusivamente degli swap, poiché a questi bisogna aggiungere la cartolarizzazione dei crediti, i futures, i mutui subprime e così via.

Ne sono rimasti immuni (sotto l'aspetto finanziario) i paesi più arretrati che ne hanno fatto un uso molto limitato. Ma essi sono rimasti colpiti lo stesso dalla crisi dell'economia reale, poiché vi è stretta interdipendenza tra la finanza e l'economia reale.

Qualche anno fa, mania dello swap si era diffuso negli enti locali poiché tutti hanno trovato convenienza a utilizzare un canale finanziario che consentiva di ottenere cospicue somme di denaro sfuggendo alla tagliola delle varie finanziarie pubbliche che tagliavano indiscriminatamente i trasferimenti dello stato.

In regioni come la Calabria, i comuni, le province e la stessa regione hanno molta difficoltà a reperire risorse per compensare le minore entrate. Le sole addizionali non sono sufficienti per cui molti enti locali hanno trovato conveniente fare ricorso a questi sostituti monetari.

Quello che doveva essere evidente è che il vantaggio immediato era tanto maggiore quanto maggiore era il rischio che l'ente intendeva assumersi addossando sul futuro le difficoltà attuali. Tanto che esso viene classificato come un contratto a termine, consensuale, oneroso e aleatorio.

E' un po' come andare da un usuraio disposto a finanziare qualsiasi cifra, che consente di ottenere immediatamente un sollievo finanziario tanto maggiore, quanto maggiore è l'onere che ci si accolla.

Trattandosi di strumenti sofisticati e molto specialistici, dovevano essere approcciati in maniera molto specialistica e affidandosi a degli esperti, che nei vari enti mancavano.

Non bastava certo una infarinatura ottenuta negli incontri con gli specialisti delle banche a fornire le necessarie competenze per decidere correttamente e in maniera informata su questo tipo di strumento finanziario. Maneggiare con cura, questo doveva essere l'imperativo con il quale approcciarsi a questa problematica.

I nostri politici hanno o ritengono di avere una intelligenza di molto superiore alla media e quindi non hanno avvertito alcun bisogno di informarsi adeguatamente sulla natura di questo strumento. Si otteneva risorse e tanto è stato sufficiente, né hanno avuto un supporto sufficiente da parte degli tecnici degli enti, che si sono trovati di fronte a uno strumento sconosciuto senza interrogarsi sulla natura e sui rischi che essi comportavano.

Il caso degli swap della Regione Calabria è particolarmente clamoroso poiché è stata avviata una indagine giudiziaria per accertare se non vi siano stati atti di corruzione che hanno portato alla sottoscrizione di quei contratti con la banca giapponese Nomura.

In una interpellanza al Ministro dell'Economia e della Finanza l'on Angela Napoli, con il solito tempismo scrive:

“Non può passare inosservato l'articolo apparso a pagine 2 dl Il Sole-24 Ore di oggi mercoledì 25 maggio 2011 dal titolo “Quel soprapprezzo sui derivati calabresi”;

da tempo si presupponeva che i contratti derivati rappresentassero una mina vagante che minacci i conti del sistema Italia;

la denuncia di un banchiere: “ … una parte rilevante dei profitti riportati negli ultimi anni da alcune banche internazionali in operazioni di derivati con gli enti locali territoriali italiani sia attribuibile all'uso di metodi quanto meno discutibili”;

profitti per 30 milioni di euro per la banca giapponese Nomura e tre milioni di sovrapprezzo intascati dai soggetti che hanno fornito assistenza sugli swap (titoli a rischio) sottoscritti dalla Regione Calabria dal 2004 al 2006: è quanto emerge da un'indagine condotta dal Procuratore Aggiunto, Alfredo Robledo, con il supporto del nucleo di Polizia tributaria della Finanza e della Procura federale svizzera;

i tre swap sottoscritti dalla Regione Calabria dal 2004 al 2006, hanno fruttato a Namura profitti per almeno dieci volte al di sopra della norma;

uno dei motivi che spiegano gli spropositati profitti da capogiro alla Nomura, al rappresentante della Regione Calabria e ai banchieri artefici del tutto, a danno naturalmente dei cittadini calabresi.

Se non ritenga necessario ed urgente avviare un'indagine sulle Regioni, Province, Comuni, Università e società pubbliche che hanno debiti tuttora agganciati a derivati firmati con banche estere e con banche comunque domiciliate in Italia”.

Dall'inchiesta giornalistica de “Il sole-24Ore” emerge che la Banca Nomura ha ottenuto delle condizioni particolarmente favorevoli che gli hanno consentito di ottenere profitti spropositati, il che significa che la contrattazione è avvenuta su basi completamente sfavorevoli per la Regione. Questo lo si può attribuire all'incompetenza degli operatori, come è effettivamente avvenuto in molti casi. In Calabria a questo si è aggiunto l'animus delinquendi che ha comportato una tracimazione nel campo penale.

Le responsabilità penali saranno vagliate dal magistrato, ma a questo bisogna aggiungere anche le responsabilità politiche di chi ha avallato queste operazioni. Bisogna, infatti, considerare che gli ingenti profitti realizzati sono una diretta conseguenza delle clausole onerose sottoscritte dalla regione, sulla quale pende la spada di Damocle di un onere non quantificabile, ma che potrebbe provocare una decurtazione significativa delle sue risorse.

Si tratta degli stessi personaggi che ancora continuano a pontificare e vorrebbero rientrare in gioco per condizionare il futuro politico della regione.

Bersani è venuto in Calabria a sostenere la candidatura di Paolini, riunendo attorno a quel nome tutto il centrosinistra. La vicenda di Cosenza ha dimostrato senza ombra di dubbio che qui in Calabria l'alternativa va costruito “ab imis fundamentis”, a costo di cominciare da zero.

Chi ha provocato tutto questo sfascio non può pretendere di rappresentare e condizionare la politica restandone fuori.

Il caso degli swap si aggiunge ai mille sfasci lasciati da una giunta fallimentare, la liquidazione dell'Arssa e dell'Afor, lo stravolgimento della sanità, l'occupazione del potere impediscono oggi anche di poter costruire una alternativa.

I venti di cambiamento si avvertono in tutta Italia, ma il Pollino costituisce una formidabile barriera che rischia di farci rimanere berlusconiani a vita.

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