Cosa succede nel carcere di Cosenza?

di Oreste Parise

Mezzoeuro Anno X num. 29 del 23/07/2011


Rende, 22/7/2011

Anniversario del misterioso suicidio di Paolo Quattrone, una nota del sindacato delle guardia penitenziarie denuncia le gravi carenze di organico e le difficolta in cui sono costretti ad operare. Un manipoli di parlamentari investa della questione il Ministero della Giustizia, nessuno di questi è calabrese. Intanto, il carcere viene stritolato in una morsa di cemento, ma la politica è impegnata altrove ...


La casa circondariale di Cosenza è intitolata a Sergio Cosmai, che ne è stato il direttore fino al fatidico 12 marzo del 1985, quando fu trucidato da una scarica di pallottole sparate da una Fiat 500, mentre stava recandosi all'asilo per prendere sua figlia.

Quel delitto è rimasto impunito. Vi furono tre condanne all'ergastolo in primo grado, assolti in appello per insufficienza di prove. Se non fosse per il viale che porta il suo nome, forse di lui non si ricorderebbe più nessuno.

Qual'era la sua colpa da meritare una fine così crudele? Secondo la ricostruzione fatta in sede giudiziaria fu condannato dalla criminalità per aver voluto mostrare il volto duro della legge, imporre il rispetto delle regole anche ai boss detenuti, che possono sopportare il carcere, ma non la perdita di status. Gli fu fatale la sua determinazione per eliminare i privilegi.

La sua morte non ha trovato giustizia, ma non è valsa a bonificare l'ambiente carcerario, tanto che a distanza di molti anni quegli odiosi privilegi continuano ad esistere nel carcere cosentino (e non solo, a giudicare dalle cronache, ma per ora limitiamoci alla notizia locale), i quali organizzano lauti banchetti a base di aragoste pasteggiando champagne. L'operazione “Aragosta”, fresca di qualche anno, ha smascherato questi comportamenti ed ha portato alla denuncia di tre detenuti e tre addetti alla distribuzione delle merci all'interno dell'istituto di pena.

Si può star certi che alla fine sarà difficile trovare le prove per una condanna, sebbene tutti sono perfettamente a conoscenza della vita, morte e miracoli che avvengono all'interno della struttura, dove dovrebbero essere in funzione giorno e notte telecamere a circuito chiuso per tenere sotto controllo ogni angolo. Soprattutto quello “abitato” dai boss. Nel Vangelo secondo Giovanni si legge che non c'è peggior cieco di chi non vuole vedere.

Questa storia della Operazione Aragosta ha un risvolto che si potrebbe definire inquietante. Il Fatto Quotidiano del 30 giugno del 2010 racconta che “Il direttore del carcere di Cosenza, Filiberto Benevento ha ricevuto minacce anche molto pesanti dal Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Paolo Maria Quattrone. “Se ti metti contro di me ti taglio la testa”. Queste le parole che sono costate a Quattrone una richiesta di rinvio a giudizio per minacce a pubblico ufficiale. A quanto pare il motivo scatenante che ha suscitato l'ira di Quattrone sono state delle frasi poco carine sul contro dell'ex direttore Sergio Cosmai, morto durante un agguato”.

A giudicare dalla truculenza delle minacce Quattrone potrebbe apparire come un tipo violento e poco raccomandabile.

Approfondendo la questione si scopre che in questi giorni ricorre l'anniversario della sua morte, poiché Paolo Maria Quattrone ha deciso di porre termine alla sua esistenza suicidando senza lasciare motivazione alcuna. Era un burbero, dalla faccia grave e sempre accigliata, ma sotto una scorza di duro nascondeva un animo nobile, una bontà che lo portava a parteggiare sempre per i più deboli. Il suicidio è avvenuto il 22 luglio del 2010 a Condofuri (RC), suo luogo di origine con la pistola d'ordinanza. Secondo le persone che gli erano vicine, era molto scosso dalle accuse ricevute, lui che si considerava un funzionario integerrimo e dalla ampie vedute. Una giustizia inflessibile nei confronti dei grandi criminali, ma che tende una mano a coloro che possono redimersi e ritornare ad una vita normale. Aveva attuato proprio in Calabria un esperimento di custodia attenuata, il progetto Athena, offrendo ai giovani detenuti la possibilità di un percorso di lavoro e di rieducazione per un reinserimento nella società.

Nel ricordare la figura di un funzionario integerrimo, non si può far a meno di chiedersi cosa succede nella casa circondariale di Cosenza, nuovamente finita agli onori della cronaca, per almeno due altri motivi. La denuncia di comportamenti antisindacali da parte della direzione del penitenziario ad opera della segreteria regionale dell'Ugl della Polizia Penitenziaria della Calabria, che ha inviato la seguente lettera al Prefetto di Cosenza: «La situazione della casa circondariale e della locale direzione delegittima, con la sua azione, le prerogative sindacali. Il direttore della Casa Circondariale di Cosenza, Filiberto Benevento, è solito adottare provvedimenti di notevole importanza, connessi all'organizzazione del lavoro del Corpo di Polizia Penitenziaria, in modo unilaterale, ovvero senza il previsto e necessario confronto con le parti sindacali, salvo poi fornire scarne informazioni alle stesse parti, omettendo un passaggio fondamentale: la convocazione. Ma non è tutto. Si assiste, impotenti, alla sistematica alienazione dei diritti di buona parte del Personale e alla violazione di accordi sindacali vigenti e di recente sottoscrizione al solo scopo di salvaguardare solo una parte di personale. A tal proposito, in questi giorni, dinnanzi alla necessità di garantire la fruizione delle tanto agognate ferie estive a tutto il personale la direzione della casa circondariale di Cosenza sembrerebbe orientata ad istituire turni distribuiti su 3 quadranti orari (ossia da 8 ore giornaliere) in taluni posti di servizio ritenuti erroneamente privilegiati e con meno carichi di lavoro, tra cui uno di difficile comprensione atteso l'indirizzo consolidato di sopprimere quasi quotidianamente tale presidio di sicurezza. Inoltre sembrerebbe anche in forte dubbio il pagamento del lavoro straordinario atteso l'insufficiente ed irrisorio monte ore messo a disposizione della casa circondariale di Cosenza che, nonostante la carenza di personale si trova ancora nelle possibilità di garantire l'espletamento di turni su 4 quadranti orari. Chiediamo quindi la convocazione di un incontro per l'approfondimento dei temi che costituiscono solo la punta dell'iceberg del dissenso nei confronti del modus operandi adottato dall'attuale dirigenza della Casa Circondariale Cosenza»

Sei parlamentari del PD (Bernardini, Beltrandi, Farina, Coscioni, Mecacci, Maurizio Turco, e Zamparutti) hanno chiesto al Ministero della Giustizia di sapere “quali provvedimenti e/o iniziative intenda adottare al fine di ripristinare un corretto rapporto sindacale tra gli agenti di polizia penitenziaria assegnati presso l'istituto di pena calabrese e il loro direttore e se corrisponda al vero quanto esposto dalla segreteria regionale dell'Ugl della Polizia Penitenziaria della Calabria al prefetto di Cosenza”. Cosa alquanto singolare tra i firmatari non appare alcun parlamentare calabrese.

L'altra situazione singolare è la vicenda delle costruzioni in aderenza al muro di cinta dell'Istituto penitenziario. Una situazione che sa dell'incredibile, e non trova riscontro in alcuna parte d'Italia. Neanche l'intervento della Magistratura è riuscito a impedire che le costruzioni proseguissero. Dopo un sequestro lampo si sono dovuti arrendere di fronte all'evidenza. Il rilascio dei permessi è stato possibile grazie a un accordo tra le parti interessate, ivi inclusa la direzione del penitenziaria, e il comune.

Una condizione posta è che alcune unità immobiliari fossero riservate al personale operante all'interno dell'istituto di pena per realizzare appieno la sinergia “casa e putica”. C'è forse stato una resipiscenza postuma, ma ormai è troppo tardi per rimediare agli errori.

Questa costituisce una autorevole conferma che jadis gli orrori erano il frutto dell'illegalità, dell'abusivismo. Oggi si programmano e si progettano, ma il risultato è ancora più devastante. Non devasta solo il territorio, ma anche la coscienza civile e il senso dello Stato e delle istituzioni.


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