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Mezzoeuro

Un micro-CosMo di innovazione e sviluppo in Progress

di Oreste Parise

Mezzoeuro Anno XI num. 30 del 28/07/2012


Rende, 25/07/2012


Firmato il primo accordo in Italia
Nel Salone degli Specchi della Provincia di Cosenza Riccardo Aguglia in rappresentanza del FEI e il presidente della BCC Mediocrati hanno firmato il protocollo di intesa per la costituzione di un fondo di 4,5 milioni di euro per la concessione di microcredito alle imprese calabresi.

Cos'è il FEI (Fondo Europeo per gli Investimenti)? Una istituzione dell'Unione Europea poco conosciuta. Non è una banca e non opera direttamente con le imprese, ma svolge la sua attività attraverso banche e altri soggetti d'intermediazione finanziaria, avvalendosi dei propri fondi o di quelli affidatigli dalla BEI o dall'Unione europea. Ad esempio l'UniCredit Leasing ha ottenuto un fondo per il finanziamento di operazioni di leasing in Lituania. Il suo scopo principale è sostenere la creazione, la crescita e lo sviluppo di piccole e medie imprese attraverso strumenti di capitale di rischio (venture capital, fondi mezzanine, incubatori e trasferimenti di tecnologia) e di garanzia, per l'abbattimento delle barriere di accesso al credito e l'abbattimento del tasso di concessione. Nell'ambito della sua attività ha lanciato varie iniziative, come il JEREMIE (Joint European Resources for Micro to Medium Enterprises) e il Progress Microfinance, per lo sviluppo del microcredito, un'attività che ha avuto un rilancio a seguito della crisi che ha colpito la grande imprese. Si ha la ferma convinzione che è necessario ripartire dal basso, aiutare le risorse espulse dal sistema industriale a trovare una propria strada per creare occupazione e opportunità di crescita. Finora sono stati una ventina gli accordi Progress stipulati in Europa.

Mediocrati firma accordo FEIUn piccolo miracolo si è verificato in Calabria, che per la prima volta si trova a essere prima in qualcosa di positivo. Il FEI ha deciso di sottoscrivere il primo accordo con la BCC Mediocrati al quale ha concesso un fondo di 3,5 milioni di euro, ai quali si deve sommare il milione messo a disposizione dalla stessa banca per operazioni di microcredito. Merito della BCC Mediocrati del presidente Nicola Paldino e del Segretario Generale Federico Bria, che ha lungamente inseguito questo obiettivo. Merito di Federcasse che ha impegnato i suoi rappresentanti Alessandro Messina, responsabile Ufficio Progetti Speciali di Federcasse e Sergio Gatti, Direttore Generale, che hanno fattivamente collaborato a rendere possibile un dialogo tra due entità distanti geograficamente e culturalmente. E hanno anche creduto nella solidità e capacità di una banca calabrese, superando pregiudizi e rappresentazioni distorte di una realtà regionale che presenta molti caratteri di drammaticità sociale, ma ha anche potenzialità inespresse che nessuno finora ha voluto tentare di valorizzare.

La cerimonia solenne della firma è stata organizzata nello splendido salone degli specchi dell'Amministrazione Provinciale. Il presidente Mario Oliverio ha accolto i partecipanti con un discorso in cui ha sottolineato il momento di grande sofferenza attraversata dall'economia della regione, che ha visto l'azzeramento quasi totale del sostegno pubblico all'economia, e la scomparsa delle realtà imprenditoriali più significative. Non si è registrato il collasso sociale per la forte componente dell'economia e della solidarietà familiare, e il tessuto di microimprese che riesce a esprimere. Non si tratta più di una economia di pura sussistenza, ma tra di esse vi sono imprese innovative che riescono a sopravvivere a dispetto delle difficoltà oggettive in cui si trovano ad operare. La regione presenta una forte carenza di infrastrutture necessarie per il suo sviluppo: dalla rete di trasporti pubblici alla diffusione del wi-fi, tutto congiura a mantenere questi giovani valorosi e coraggiosi in uno stato di perenne precarietà.

Il presidente ha ricordato che l'Amministrazione provinciale, insieme alla Camera di Commercio, hanno progettato la costituzione di una banca di garanzia, raccogliendo il capitale necessario per la sua concreta operatività. Si è in attesa dell'agognata autorizzazione della Banca d'Italia, per offrire alle giovani imprese innovative la capacità di poter accedere al credito ed effettuare gli investimenti necessari per affrontare i mercati mondiali. Pur operando in un mercato locale, la loro sopravvivenza è legata alla loro capacità di confrontarsi con la concorrenza internazionale, poiché il mondo è interconnesso e nessuno si può ritenere al riparo nella propria nicchia protetta.

La politica dei grandi investimenti è miseramente fallita, poiché le grandi imprese nate con i generosi incentivi delle varie leggi agevolative si sono dimostrati dei giganti dai piedi di argilla che non hanno retto il confronto con il dinamismo e la capacità camaleontica di interpretare le mutevoli esigenze dei consumatori. Il sistema delle microimprese appare fragile, debole come un albero della tundra esposto alla violenza del vento. Quando però tanti alberi si uniscono per formare una foresta costituiscono un formidabile sistema difensivo, in grado di reggere l'urto di qualsiasi uragano.

Solo unendosi per fare sistema potranno far esplodere tutta la loro potenzialità e garantirsi reciprocamente i servizi necessari alla loro futura crescita e alla loro permanenza sul mercato.

Riccardo Aguglia del FEI, in rappresentanza dell'Amministratore Unico Richard Pelly, ha voluto sottolineare l'orgoglio nel presenziare la cerimonia della costituzione del primo fondo FEI per la crescita delle microimprese calabresi. Importante è che questo avvenga nel momento del maggiore bisogno, poiché il sistema bancario si è trovato nell'impossibilità di poter supportare le esigenze delle imprese: il loro capitale operativo è stato seriamente intaccato dalla svalutazione dei debiti sovrani di paesi, come la Grecia e la Spagna.

Un motivo di particolare soddisfazione è che beneficiario del fondo sia una banca calabrese, perché uno degli obiettivi dell'Unione Europea è proprio quella di andare incontro alle aree che presentano un ritardo di sviluppo, ma che dimostrino di possedere delle capacità, delle potenzialità che possono essere espresse ed esaltate con una appropriata politica di sostegno. La Calabria presenta queste caratteristiche per le grandi opportunità offerte dal suo territorio e dalla disponibilità di un capitale umano di primo ordine. La sua caratteristica è costituita dal tessuto di microimprese, che possono essere sostenute e incentivate ad effettuare investimenti nell'innovazione con il microcredito.

In Europa l'esperienza delle banche cooperative italiane non è molto conosciuta e abbiamo dovuto fare uno sforzo per entrare in quella filosofia, nella valutazione della loro storia e del modus operandi nel territorio. Abbiamo trovato interlocutori splendidi in Federcasse, che hanno fornito tutte le informazioni necessarie e chiarito ogni nostro dubbio. Siamo venuti al Sud con un po' di scetticismo e ci siamo ritrovati a scoprire un mondo che all'esterno è stravolto dalla rappresentazione in negativo. Questa splendida sala offerta dall'Amministrazione Provinciale testimonia una storia e una cultura che l'identificazione con la criminalità tende a far dimenticare.

Perchè Mediocrati? Siamo venuti qui a gennaio, abbiamo fatto una selezione, esaminato i progetti, la capacità di mettere in atto i programmi, di raccogliere informazioni sul territorio, di confrontarsi direttamente con gli imprenditori e discutere con loro.

Siamo stati confortati dalla lettera del dott. Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse, il quale ha garantito di essere di fronte a una banca che capisce e comprende quali sono le esigenze del territorio in cui opera, i bisogni della comunità locale, e questo gli consente di poter valutare i loro progetti per quel che valgono le idee, per le potenzialità che possono esprimere. Abbiamo bisogno di un approccio personalizzato non affidato a procedure standardizzate, che oggi hanno bloccato il credito all'economia reale e hanno creato le premesse per il credit crunch che affligge i paesi industrializzati. Le banche non sono in grado di valutare i progetti, le idee, le potenzialità insite in una proposta innovativa, che costituisce in una certa misura una sfida al possibile.

Oggi il microcredito è una realtà in tutta Europa e rappresenta quasi il 20% del totale degli interventi finanziari delle banche, poiché una fetta importante delle imprese non riesce più a ottenere credito dalla banche, che sono impedite dall'eccesso di regolamentazione, dalla burocratizzazione delle procedure di concessione, che esprimono valutazioni puramente quantitative, numeriche mentre non tengono in alcuna considerazione la qualità della proposta, la moralità dei proponenti, la volontà di esporsi a dei rischi pur di realizzare una idea. Tutte queste persone non sono così inaffidabili come risulta dal mero calcolo degli indici di rischio. L'esperienza concreta ha mostrato che la percentuale di incagli e sofferenze del microcredito sono molto contenute, al di sotto della media del sistema bancario. Poiché la scommessa non la fa soltanto la banca prestando denaro, ma anche l'imprenditore che mette in gioco sé stesso. La stessa entità del prestito – troppo piccola per consentire accumuli di ricchezza, e sopportabili anche nel caso di fallimento dell'iniziativa - per cui è difficile che si voglia distruggere la propria reputazione commerciale per una manciata di euro.

Attraverso questa linea di credito, vogliamo che BCC Mediocrati sviluppi la sua attività a sostegno dell'economia reale, non soltanto da un punto di vista finanziario, ma con una consulenza puntuale e offrendo il know-how e gli stimoli per poter far crescere i giovani imprenditori.

In totale saranno finanziati circa 200 progetti, non certamente sufficienti a dare una risposta al momento di crisi che stiamo attraversando. Tuttavia, noi dobbiamo dare un esempio, e ci auguriamo che da questa iniziative ne nascano altre, il mondo cooperativo in generale possa avvicinarsi alla realtà della finanza europea che non è stata utilizzata in maniera ottimale. Solo attraverso la mediazione di queste banche locali possiamo sperare di poter riprendere il cammino verso una inseminazione di iniziative industriali sul territorio.

Sergio Gatti ha sostenuto che non dare nulla per scontato. Ci sono circa 400 BCC nel Paese, la prima nasce nel 1863, per cui l'anno prossimo celebreremo il 150 anniversario del credito cooperativo in Italia. Si tratta di banche piccole che però insieme formano un aggregato importante, esse hanno il 13% degli sportelli e il 10% delle quote di mercato. In alcuni settori giocano un ruolo primario come nel sostegno alle imprese agricole per la loro origine di casse rurali, dove rappresentano il 20% del mercato nazionale, il 18% delle imprese artigiane e il 17% delle famiglie produttrici e il settore della cooperazione. Un aspetto molto importante è che le BCC non fanno finanza, non speculano in borsa, ma operano esclusivamente a sostegno dell'economia reale. Esse svolgono un'attività bancaria da manuale classico, lontano dalle sofisticazioni che hanno provocato questa crisi. Non si può nascondere che anche le BCC risentono della crisi, ma non sono certamente responsabili del “credit crunch”, considerato che ancora l'anno scorso hanno aumentato, seppur di poco, il credito alle imprese e continuano a operare in controtendenza rispetto al sistema bancario. E l'aumento maggiore si è avuto proprio nei mutui per il finanziamento delle nuove attività: non si è trattato di un adeguamento dei fidi per poter affrontare la crisi, ma denota la voglia di investimento espressa dal sistema economico. Questo ha provocato un incremento delle sofferenze del 24%, un dato elevato inferiore tuttavia alla media del sistema (37%). Il caso delle BCC è più doloroso perché esse non raccolgono capitali dai mercati internazionali, ma attraverso le operazioni delle piccole formiche familiari che depositano nei nostri sportelli i loro ormai esigui risparmi. Oggi chiunque dispone di un collegamento internet può speculare on-line sui derivati, una sorta di gratta e vinci giocato però sulla pelle di milioni di cittadini perché incide sull'equilibrio dei mercati finanziari. Quelle operazioni hanno una diretta influenza sullo spread e innescano una spirale speculativa, per cui si impone una riflessione attenta sulle cause della crisi e i suoi possibili rimedi.

Alessandro Messina ha posto l'accento sull'evoluzione normativa e il suo impatto sulla crisi attuale. L'attività delle banche oggi è basata sull'estrema prudenza normativa più che gestionale, il che significa che nel rispetto formale di alcuni vincoli, è possibile operare in qualsiasi campo e settore senza particolari controlli. Il sistema di Basilea basato su un progressivo affinamento delle tecniche di rating favorisce l'autonomia delle banche nel presupposto che la rigidità della norma sia sufficiente a garantire l'equilibrio di gestione. Oggi vi è un certo scetticismo sulla ieraticità di questa formula e si comincia a mettere in dubbio che il sistema progettato possa condurci fuori dalla crisi. Abbiamo immaginato un sistema governato da robot, e siamo qui a interrogarci sul ruolo che deve avere il fattore umano nel governo dei processi non solo finanziari.

Il microcredito non può essere affidato a procedure standardizzate, poiché si rivolge a operatori che di fatto sono già fuori dal sistema del rating, che non troverebbero risposta in una normale istruttoria di credito. Questo significa che abbiamo bisogno di personale che sappia interloquire con il territorio, che sappia individuare le potenzialità dei richiedenti dimenticando i rigidi parametri che governano la concessione.

Michele Aurelio, presidente delle Federazione calabrese delle BCC ha sottolineato come per arrivare a questo risultato odierno si è dovuto infrangere il muro dell'incomunicabilità tra due istituti, come il FEI abituato a interloquire con le grandi istituzioni finanziare, e il sistema delle BCC che fin dalla loro nascita hanno concentrato la loro attenzione sul territorio di competenza.

La mission della BCC è quella di sostenere il territorio, basandosi sulla conoscenza delle realtà economico-sociale e sul contatto diretto degli operatori. Il credit crunch è anche dovuto al sistema delle regole che provoca delle rigidità nella gestione che non consente di governare le crisi delle aziende, ma obbliga ad abbandonarle brutalmente nel momento della difficoltà accentuandone il declino. Questo comportamento non è frutto del cinismo delle banche, ma è una necessità dettata dall'obbligo di restare nelle regole per evitare censure da parte dell'organo di Vigilanza. Giustamente si è messo in rilievo l'automatismo nella gestione e nel controllo, che ha funzionato egregiamente nella fase di crescita e di stabilità, ma si è dimostrato assolutamente incapace di governare la crisi. Il sistema delle BCC ha funzionato da ammortizzare dando respiro alle aziende, e pagandone uno scotto, perché il suo approccio è sempre stato più “umano”, attento ai valori e alle capacità individuale degli operatori. Ma per uscire dal tunnel è necessario ripensare l'intero sistema ristabilendo un equilibrio tra gestione e controllo, perché oggi le grandi istituzioni finanziarie operano la livello globale e la vigilanza deve necessariamente essere affidata a un organismo sovranazionale, come la BCE per garantire il giusto equilibrio tra il rigore normativo e la flessibilità gestionale necessaria per governare i momenti di crisi.

Le BCC sono al di fuori del gioco del mercato finanziario, non si sono mai prestate alla speculazione finanziaria e sono pronte ad assumere un ruolo di governance dei territori, ricercando le eccellenze esso esprime e dandogli il supporto necessario a farli crescere. C'è bisogno di un supporto finanziario da parte degli organismi comunitari, ma si deve riflettere sull'enorme sproporzione tra le risorse destinate al salvataggio della speculazione di borsa, e quelle destinate al sostegno dell'economia reale: miliardi di euro contro una manciata di milioni, che pur rappresentano una grande realtà in una regione come la nostra.

Intervista a Nicola Paldino, Presidente della BCC Mediocrati

Nicola Paldino sprizza felicità da tutti i pori e non si lascia certo pregare a rilasciare qualche dichiarazione.

“Siamo orgogliosi di essere i primi in Italia a sottoscrivere un accordo con il FEI, fungendo da apripista per una serie che mi auguro lunga di altri interventi che possano aiutare le imprese italiane a uscire dal pantano di questa lunga crisi. Si tratta di un risultato eccezionale, dovuto allo spirito di abnegazione di tutto il personale, che con il suo lavoro quotidiano ha dimostrato di possedere le qualità e le capacità necessarie a gestire un progetto complesso. Il merito principale è di Federico Bria, che ha seguito personalmente tutto l'iter, e merita un plauso per la professionalità dimostrata in tutto il lungo cammino che ci ha portato alla firma”.

Qual'è il ruolo della BCC Mediocrati in questo progetto?

MediocratiNoi siamo chiamati a gestire i fondi messi a disposizione dalla FEI, agiamo come fiduciari, poiché essi non intervengono direttamente nel rapporto con gli operatori. Il loro ruolo è quello di supervisori, svolgono un'attività di auditing a distanza. Questo è un aspetto molto delicato poiché mette direttamente sotto osservazione la capacità della banca di rispondere alle attese dell'Unione. La Calabria non ha un buon nome in Europa, noi siamo chiamati a sfatare questa opinione negativa e dimostrare che anche qui è possibile fare impresa.

Si tratta però di piccole attività, ritiene che il microcredito possa dare un contributo significativo alla crescita?

In primo luogo bisogna dimostrare che in questa realtà è possibile fare impresa e resistere sul mercato. Fin qui sembra che qualsiasi tentativo sia fallito, e non si può che ripartire con piccoli passi evitando la tentazione del gigantismo. La politica delle cattedrali nel deserto ha prodotto solo macerie, ora dobbiamo puntare su un tessuto di piccole attività, una inseminazione industriale che possa evolversi in sistema, poiché solo in questo modo si può sperare in uno sviluppo stabile.

Ci voleva il premio Nobel a Muhammad Yunus per scoprire il microcredito?

Vorrei ricordare che le BCC sono la naturale evoluzione delle Casse Rurale e Artigiane, che un secolo fa sono nate per concedere piccoli crediti alle imprese agricole e agli artigiani senza particolari garanzie. Abbiamo una lunga storia alle spalle, anche se il merito di Yunus è quello di nuovamente acceso i riflettori sulla necessità di sostenere l'economia reale, di occuparsi dei problemi della gente piuttosto che affannarsi in ardite operazioni di speculazione finanziarie. La sua attività nel Bangladesh ha avuto un successo straordinario consentendo a molte famiglie di uscire dalla loro condizione di miseria con pochi spiccioli.

L'Italia è non è più un paese agricolo e la realtà del mondo è cambiata, ha ancora un senso questo modo di operare?

Per un breve periodo ci siamo illusi di poter costruire la nostra ricchezza su una montagna di debiti e il risveglio è stato doloroso. Dobbiamo riscoprire il valore dell'impegno, del sacrificio personale, dobbiamo ripensare il sistema produttivo. La tecnologia consente di ottenere risultati inimmaginabili solo qualche anno fa. Ieri la nostra attività si rivolgeva a contadini e artigiani, oggi il nostro target è costituito dai giovani innovativi per avviare start-up mettendo a frutto le loro capacità e competenze, per le quali non sono necessari grandi investimenti di capitale. Abbiamo oggi a disposizione un grande patrimonio di idee, che dobbiamo essere in grado di valorizzare e sostenere per poter affacciarsi sul mercato. Con i fondi messi a disposizione dalla FEI e i nostri possiamo finanziare duecento progetti per un valore massimo di venticinquemila euro, una cifra che nel settore informatico, nei servizi avanzati può essere sufficiente a creare delle aziende interessanti.

Quali sono stati i risultati delle vostre precedenti programmi di microcredito?

Da alcuni anni abbiamo rivolto la nostra attenzione a cercare di esaltare le potenzialità del territorio. Il nostro primo obiettivo sono stati i giovani che abbiamo cercato di coinvolgere direttamente nell'attività della banca, e ai quali diamo il nostro sostegno per poter realizzare i loro progetti. Abbiamo già completato due progetti di microcredito, facendo crescere delle aziende che oggi si dimostrano attive e dinamiche, come abbiamo fatto ad esempio con “Il Seminatore”. I risultati sono stati migliori delle attese e con il Cosmo, un acronimo che sta per Cosenza in Movimento, intendiamo consolidare questa esperienza. La nostra seconda preoccupazione sono stati gli immigrati che costituiscono una realtà sempre più viva e presente sul nostro territorio, ad essi abbiamo destinato il progetto Migrantes, per dare la possibilità di operare nel sistema bancario. Le risorse a nostra disposizione non sono enormi, ma siamo convinti di poter rappresentare una novità positiva in una regione che non riesce a uscire dal suo stato di economia assistita. Non si tratta di concedere sovvenzioni o aiuti, ma di aiutare i nostri giovani a crescere e a realizzare i loro progetti assumendosi il rischio di impresa.


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