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Mezzoeuro

Gian Lorenzo D'Anania e la scoperta del Mondo Nuovo

di Oreste Parise

Mezzoeuro Anno XI num. 1 del 5/1/2013


Rende, 18/10/2012


Autore della più importante opera geografica del Cinquecento

Il suo viaggio più lungo lo portò a Roma, ma con la fantasia e le informazioni dei missionari cattolici riuscì a descrivere il mondo. La sua opera ebbe un successo straordinario, e si diffuse in tutta Europa, ricevendo molte critiche dagli ambienti accademici lo consideravano un ciarlatano.

L'universale fabrica1Il nome di Gian Lorenzo D'Anania, oggi dimenticato, è legato alla sua principale opera, "L'universale fabbrica del mondo", una summa del sapere geografico e scientifico della sua epoca. Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1573 a Napoli, ebbe un successo straordinario in tutta Europa e ne furono fatte numerose ristampe. L'autore era nato a Taverna, un piccolo paese della Calabria, ed appare strano che proprio nel profondo sud del continente potesse essere pubblicata una opera che aveva la pretesa di condensare il sapere, e questo poteva essere velleitario, ma ebbe un riconoscimento tale da non poterne ignorare la sua importanza nel panorama culturale del suo tempo. Il palcoscenico dove si svolge la vicenda è la Calabria del Cinquecento, che vive uno dei periodi peggiori della sua storia, ma paradossalmente produce una serie di personaggi straordinari, come Galeazzo di Tarsia, il più famoso scacchista Leonardo Bona, e , Francesco Sambiase che diventa mandarino nella lontanissima Cina. Molto praticata è l'astrologia, a cosmologia e l'arte divinatoria: Rutilio Benincasa divenne famoso con il suo "Almanacco perpetuo" pubblicato nel 1593, che ebbe una diffusione realmente eccezionale e fu ristampata numerosissime volte anche dopo la sua morte con la revisione di Ottavio Beltrano da Terranova. Questo humus culturale avrebbe prodotto sul finire del secolo Mattia Preti, anch'egli nato a Taverna, e Antonio Serra, il cui "Breve trattato" è stato pubblicato nel 1613.Il successo della sua opera fu molto criticato dalla comunità scientifica che lo considerava alla stregua di un ciarlatano. Il "Nuovo dizionario istorico ovvero istoria in compendio", una opera enciclopedica del '700 di Louis Mayel Chaudon, tradotto dal francese da Olivier-Poli, dedica ampio spazio al personaggio essenzialmente per criticarlo e mettere in guardia dalle numerose falsità che vi sono contenute. Vi sono certamente notizie discutibili, come quella che si legge a pag. 366 dell'edizione veneziana 1582 "... ivi si perde' Panfilo Narbaes con la sua armata, & Panuco ch'è un proprio governo: quantunque conosca tal volta superiore la cancellaria di Messico: dove si narra esservi stato ritrovato nel tempo ch'era viceré di Messico Don Antonio Mendozza, un sepolcro con un huomo in arme all'antica Romana, & alcune medaglie d'oro con la descritione di Giulio Cesare perpetuo dittatore: onde si può congetturare esservi trascorsi i Romani, mentre fuggivano le discordie civili, & non che vi fussero andati a soggiogare questo paese, non essendo veduto altro della loro antica grandezza, e potenza".

La presenza di soldati romani in Messico non è mai stata confermata da alcuno, e non si tentato di approfondire la notizia riportata da D'Anania, che certamente potrebbe essere il frutto dell'esagerazione di qualche suo informatore.

Tuttavia, bisogna sottolineare che le sue fonti sono di prima mano poiché egli ha stretti rapporti con esponenti vaticani, e si può avvalere di tutto l'armamentario informativo dei missionari cattolici che hanno svolto un importante ruolo nella colonizzazione del Nuovo Mondo. Ecco la voce a lui dedicata del Nuovo Dizionario, che è anche la fonte più esaustiva sull'argomento. "Gian Lorenzo Anania nato in Taverna città della Calabria Ulteriore nel sec. XVI. Era sì ansioso d'erudirsi senza moversi dal suo clima, delle circostanze e de' costumi dell'altre nazioni, che rendevasi importuno colle sue interrogazioni a' viaggiatori, marinaj ed altri, da cui credea poter ricavare qualche cognizione. Di queste notizie affastellate insieme ne formò la sua "Universale fabrica del Mondo, ovvero Cosmografia divisa in quattro trattati, opera stampata la prima volta in Napoli il 1573, ed indi in Venezia il 1576, ed anche ristampata più volte, ma che non merita elogj corrispondenti al riferito grandioso titolo, cui aggiunge di più: dove si ha la piena notizia dei costumi, leggi, città, fiumi, monti, provincie e popoli del mondo. Dopo aver sì felicemente descritte tutte le cose visibili dell'orbe terraequeo, passò ad esaminare con eguale abilità l'invisibile sostanza e le prerogative degli spiriti celesti; ma soprattutto degl'infernali, con cui parve, che fosse famigliarizzato assaissimo. I titoli delle sue opere in così ameno proposito sono: De natura angelorum, & occultis eorum operationibus; De substantia separatis; De natura Doemonium, & occultis erorum operationibus; De origine, & differentia doemonum; De eorumdem in homines potestate; De his,quae doemones per se operantur in nobis; De his, quae hominum auxilio peragunt.Si possono eglino dare argomenti di scrivere più inetti e manifesti segni di pazzia? E pure queste belle fatiche in que' tempi, i quali pur non si vorrebbe, che fossero da noi chiamati della cieca ignoranza, trovarono applauso, e se ne diedero replicate edizioni in Venezia nel 1581 e 1582.

Una bella ristampa se ne fece poi in Roma nel 1654, in occasione che un nipote di Gian Lorenzo beneficato da Innocenzo X pria con un canonicato in S. Maria Maggiore, poi col vescovado di Nepi e Sutri, volle mostrare la sua graditudine al Pontefice col degno tributo della dedica di tali opuscoli del zio.

Si congiettura, che quest'insigne filosofo, teologo e storico naturale, peritissimo delle lingue, e massime dell'ebraica, onde penetrò i misterj de' cabalisti, com'esprimesi il buon vescovo di lui nipote, mancasse di vita circa l'anno 1607".

In difesa di Gian Lorenzo D'Anania si schiera Luigi Accattatis. "Il predetto articolista del Dizionario storico", scrive, "vorrebbe insinuare il disprezzo per l'opera cosmografica dell'Anania, riportando l'ampolloso titolo di essa, che non merita gli elogi corrispondenti. Ma egli doveva ricordarsi, che il frontespizio d'ogni libro di que' tempi era per vezzo comune un lussureggiante sipario di teatro; e se ciò formasse un demerito delle opere antiche, nessuna di esse potrebbe risparmiarsi alla critica. Gli uomini e i loro fatti non si giudicano col prisma del progresso; benvero mettendo a calcolo le epoche ed i luoghi in cui vissero. Questa stessa ragione avrebbe dovuto trattenere l'articolista medesimo di tacciare inconsultamente di pazzia il nostro autore, e di crederlo assaissimo famigliarizzato cogli spiriti infernali, dandogli la berta per gli opuscoli sopra citati.

L'universale fabrica 2Comprendiamo anche noi come que' titoli strani siano delirii piuttosto che ragionamenti, stregonerie più che erudizioni; ma spargere il ridicolo su di argomenti, che hanno al postulato l'impronta delle idee del tempo in cui si scrissero, che racchiudono la storia del passato e la scuola dell'avvenire, non è cosa né giusta nè sincera. Se tutte le materie, che non sono importanti vanno colpite di disprezzo, se debbansi condannare all'oblio tutte le opere, che non ànno un'utilità costatata e generale, appena un centinaio di volumi resterebbero opportuni al mondo letterario. E che direbbe il signor articolista se vedesse l'odierna gran mole di atei e lubrichi opusculi, di strambe produzioni semi-copiate malamente, di romanzi laidi lambiccati alla scuola francese, di giornali che tiranneggiano l'opinione pubblica, di pompose, inaudite, soprannaturali scoverte, di misteri cabalistici spiegati, di spiritismo, di chiromanzia, e di altre fole vendibili al maggior offerente?

Nulla sappiamo della vita privata di Gian Lorenzo Anania, prosegue l'Accattatis, se non che egli morisse verso il 1607 nella sua patria. Sappiamo bensì che un suo fratello per nome Giov. Antonio prete secolare scoprì nel 1561 gli eretici albigesi rifuggiati in Calabria (si tratta dei valdesi di Guardia Piemontese e San Sisto nella Calabria Citeriore), e fe' distruggerli e dissipare, scrivendo all'uopo un poema in versi latini, che poi non pubblicò, o perché (conchiude il Signorelli) fu pentimento, e conoscenza della debolezza de' suoi versi, o perché gli bastò la gloria della denuncia!"

Qualche altra notizia si ricava ne "La vita dell'eccellente Gio. Lorenzo D'Anania" del Sig. Paolo Regio, compresa nell'edizione del 1582 della Cosmografia pubblicata a Venezia.

"Diedeci questo dotto huomo, così famoso al mondo, la città di Taverna sita in quella parte di Calavria,che anticamente era cognominata Magna Grecia, ove nacque da parenti nobili, & catholici. Chiamossi suo padre Gio. Michele, & la madre Sigismonda Teudonica, i quali l'allevorno, secondo la lor conditione, con quella diligenza ne gli Christiani costumi, che ad honorate, & virtuose persone si richiede. Questo essendo d'elevato ingegno nel principio della sua adolescenza, lasciata la grammatica, che facilmente haveva appresa, si diede a diversi studij di più profonde scienze, & alla cognitione delle lingue, abbracciando con gran desiderio la theologia, & la cosmografia, si come l'opere da lui composte e nell'una, & e nell'altra scienza dimostrano. Narrasi, che nell'uscir che fe' dall'utero materno, cadendo per colpa della balia per terra, quella (distendendo le piccole braccia) mostrò abbracciare, quasi dinotando il mirabile studio, che doveva intorno quella fare; si come chiaramente si manifesta nell'opera della sua universal fabrica del mondo, ove con tanto ordine descrive, quasi quanto di notabile si conosce nell'universo, con i costumi delle genti, & le leggi de i popoli. La cui virtù essendo nota all'Ill.mo & R.mo Mario Carrafa arcivescovo di Napoli, fu da quello raccolto, & mantenuto liberalmente sin che visse, ascoltando da lui, come maestro, oltre le lettioni della Sacra Theologia, anco d'opere di diverse scienze. Indi dopo la morte di quel Signore, ritornatosene alla sua patria, si diede a scriver nella latina lingua il libro "De Natura demonum" con mirabile eleganza, ordine & suttilità, nella quale opera chiaramente scopre le falsità & inganni dell'antico aversario, con molte cose, ch'egli haver vedute afferma.

L'universale fabrica 3Et per dare altri eccellentissimi frutti del suo nobilissimo ingegno, come un libro de fortuna, & un altro contra Hebreos; opere,

che se ne spera gran sodisfatione, poi che pervenuto ad età matura, a gravissime materie ha rivolto il suo studio. Io molto mi estendere circa le sue lodi, conoscendolo meritevole d'altra penna, che della mia, ma per non essere tenuto da lui istesso, che sempre è stato amico dell'honestà, troppo prolisso, mi ristringo nel suo elogio, essendo che le istesse sue opere lo manifestano.

Non lascierò di dire,che non solo la sua patria è fatta co'l suo nome famosissima ma più che Alessandria per Tolomeo, & Verona per Plinio, la onde molto gli è debitrice in honorarlo, & amarlo; ma che la Provincia, il Regno, & l'Italia tutta, gli deve haver obligo grandissimo; poi che con la sua industria, fatiga, & diligenza si leggono tante diverse cose del mondo".


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