OP

Mezzoeuro

Teofilo Scullica l'Inquisitore della cultura

di Oreste Parise

Mezzoeuro Anno XII num. 21 del 24/5/2013


Rende, 23/5/2013


Un teologo tropeano del Cinquecento

Domenicano, di grande cultura umanistica e religiosa fu il primo censore della stampa e iniziò la pubblicazione degli libri "suspecti, aut eretici et scandalosi". Con lui ha inizio la censura, che costituisce una delle attività più odiose della Sacra Inquisizione.

Gli inizi del Cinquecento sono scossi dalle tesi luterane esposte nella Cattedrale di Wittemberg il 31 ottobre 1517, formulate nella “Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum”. Per il corrotto mondo vaticano è una scossa senza precedenti, che innesca un processo di allontanamento di gran parte delle popolazioni tedesche dal supremazia del papa di Roma.

Ben presto la Riforma protestante si diffuse e conquista la maggior parte dei territori germanici. Il Vaticano ha qualche remora a rispondere,poiché appare subito evidente che si tratta di qualcosa di molto serio e profondo che rischia di far deflagrare l'intero sistema vaticano.

Paolo III succede a Papa Clemente VII e fu eletto al soglio di Pietro diciassette anni dopo la pubblicazione della Disputatio di Lutero e le sue novantacinque tesi dedicate alla indulgenze, e in generale al comportamento della Chiesa costituiscono una ferita sanguinante nel corpo della Chiesa che ancora non si riesce a rimarginare.

È stato proprio questo papa Paolo III che ha lanciato la prima vera e propria controffensiva che venne chiamata Controriforma, un tentativo di salvataggio della supremazia del Papato che inizialmente aveva un carattere culturale, una risposta sul piano dogmatico.

La gerarchia ecclesiastica è cosciente però che è necessaria una risposta molto forte, che inizia quando nel 1534. La reazione assume una duplice forma, da un lato contrastando le tesi luterane e dall'altro con un movimento interno di auto-riforma, che si concludere qualche anno più tardi con il Concilio di Trento (1545 – 1563), dove si da una risposta sul piano teologico, della liturgia, e della riforma complessiva della Chiesa.

Tra le varie misure, forse quelle che, nel bene e nel male hanno provocato i più rilevanti effetti di lungo periodo, sono l'Inquisizione e l'Indice dei libri proibiti, una risposta sul piano repressivo il primo e culturale il secondo che vorrebbero contrastare l'avanzata dei riformatori.

Ma ci si accorge subito che questo è insufficiente ad arginare l'onda protestante che trova largo favore tra la gente comune, che non legge i libri ma critica i comportamenti poco cristiani della Chiesa.

Ben presto si decide di ricorrere a misure più drastiche che hanno un carattere decisamente repressivo: dove non arriva la persuasione si interviene con la violenza. Si cerca di incutere timore e rispetto per la gerarchia ecclesiastica condannando tutte le tesi che sono in contrasto con l'ortodossia romana e perseguendo i proseliti o simpatizzanti di queste dottrine condannate come eretiche. Il passo successivo è quello di considerare qualsiasi tesi contraria all'ortodossia romana come un delitto, condannando i colpevoli a severe pene spirituali, ma soprattutto corporali. La tortura e il supplizio diventano i metodi preferiti dal Sant'Uffizio per riportare le pecorelle smarrite all'ovile.

Il primo obiettivo è quello di impedire la diffusione dei testi e per tale scopo viene predisposto un elenco di quelli considerati pericolosi per i buoni cattolici che potrebbero essere traviati e indotti in errore. Si procede per una duplice via, sottoponendo a un esame preventivo le opere che devono essere pubblicate, che devono ottenere il consenso vaticano (l'imprimatur) prima della stampa e dall'altro esaminando quelli in circolazione additando ai fedeli quali sono quelli che contengono elementi non conformi alla dottrina cristiana.

Si tenta, quindi, di creare un elenco di questi testi proibiti, perché contrari alla religione, alla morale, all'ordine costituito, formato da due sezioni: l'Index librorum prohibitorum, l'indice dei libri proibiti perché "suspecti, aut eretici et scandalosi", e un'altra sezione dove si elencano i testi di cui è consentita la lettura previa autorizzazione dell'autorità ecclesiastica.

Nel maggio del 1549 ha così inizio il lungo periodo della censura della stampa sottoposta al controllo preventivo del Sant'Uffizio. Nei paesi cattolici i sovrani erano sottoposti alla autorità ecclesiastica che imponeva le sue decisioni su tutti i cittadini. L'abbandono dell'autorità romana da parte dei principi tedeschi aveva annullato tale privilegio, per cui le sentenze del Sant'Uffizio non avevano alcun valore nei paesi protestanti, il cui comportamento costituì un ulteriore fattore di convincimento dei protestanti ad allontanarsi dal papato.

Quando il pontificato di Paolo III volge al termine, questi istituisce, infatti, la Congregazione del Sant'Uffizio, che ha il compito di vigilare sui fedeli che si comportino conformità ai canoni cristiani nei loro comportamenti, nelle parole, nelle opere, negli scritti, e così via. Un controllo totalitario che riguarda ogni aspetto della vita personale, economica e sociale dell'individuo. Il Sant'Uffizio diventerà tristemente famoso per i suoi metodi brutali, gli strumenti di tortura pensati e realizzati con un sadismo incredibile.

Uno dei compiti più importanti ed urgenti è quello del controllo della produzione intellettuale, perché sono le idee a terrorizzare la gerarchia ecclesiastica. Teofilo Scullica, un teologo che è molto apprezzato per la sua cultura, per l'erudizione classica viene nominato come uno dei membri del Sacro Uffizio, e riceve il compito di compilare l'Index, aggiornarlo periodicamente con le nuove pubblicazioni, e aggiungere ogni altra notizia utile relativa a pubblicazioni di qualsiasi genere con un contenuto ritenuto eretico o blasfemo.

Le poche notizie che si hanno sulla sua vita sono riportate nel “Breve compendio de gli più illustri padri nella vita, dignità, uffici, e lettere ch'ha prodotto la prov. del Regno di Nap. dell'Ordine de predicatori domenicani” compilato da Théodore Vallé nel 1651, riportate integralmente.

“Fra Teofilo di Tropea, o second'altri Tropia, città molto popolata, e civile, sita, secondo Alberti nella Calabria littorale, settima Regione d'Italia. Fu figlio del Regal Convento di S. Domenico di Napoli, fu celebre Maestro di Teologia aggregato al Sacro collegio di Dottori. Fu gran persecutore de gli heretici, et indefesso fautore della santa Fede. Da Paolo IV Carrafa fu creato Commissario generale del Sant'Ufficio, quale ufficio, s'è perpetuato nella Religione Domenicana, come s'è visto, e vede fino a questi tempi.

Si portò in quella carica con somma soddisfazione del Pontefice, e di tutti i Prelati della Corte. Tra le scritture del Regal Archivio del Convento di S. Domenico di Napoli, ho ritrovato di lui memoria queste parole.

Frater Theophilus Calaber S. Theologia Doctor, filius Conventus S. Dominici de Neapoli, a Paulo IV Neapolitano factus Commissarius g eneralis Sanctae Inquisitionis Romae. Vir omni doctrina excellens, et Sanctae fidei contra haereticos validus et infractus propugnator. In Philosophia satis instructus, in Theologia vero scholastica, et sacrarum litterarum lectione, valde celebris. Demum in consessu quorumque doctissimorum, non infimum sibi locum vendicant. Floruit anno Domini 1556.

Il suo immediato successore fu gra Michele Ghislerio Alessandrino, che fu poi vescovo, Cardinale e Papa, e chiamossi Pio V. Fiorì questo sudetto Fra Teofilo intorno agli anni del Sig. 1556.”

Con lui inizia la tradizione che porterà i domenicani a identificarsi con il Sant'Uffizio poiché sarà sempre di quest'ordine il responsabile di quella famigerata istituzione che ancora oggi incute terrore.

Il compito affidato a Fra Teofilo non è certo agevole, poiché egli non ha alcun precedente a cui rifarsi e deve inventarsi dal nulla questa nuova e discussa attività vaticana.

Inizia con un elenco di 32 libri, che pone all'Indice, ma non si limita a questo poiché ispeziona le librerie romana alla ricerca dei libri proibiti.

Questo provoca l'immediata reazione dei librai e degli stampatori che vengono chiamati al Sant'Uffizio dei librai e stampatori. il 7 maggio 1549. La delegazione fu capeggiata da Francesco Tramezzino, che era un delatore dello stesso ufficio, ed ora si trovava lui stesso a sperimentarne i rigori. La difesa dei librai si basava su due elementi. Il primo di non essere stati avvisati in tempo, né avevano avuto alcuna comunicazione di quali fossero i libri proibiti, e così non potevano applicare una norma che non conoscevano, e in secondo luogo ritenevano che una sola persona per quanto esperta ed autorevole non poteva assolvere un compito così delicato, con il risultato di paralizzare per anni l'intero settore in attesa di un pronunciamento sulle migliaia di libri in circolazione.

Tali argomentazioni furono ritenute valide e si evitò di procedere nei loro confronti. E cogliendo la sollecitazione dei librai, fu istituita una commissione alla quale facevano parte i domenicani Stefano Usodimare e Egidio Foscarari, incaricati di esaminare i libri delle biblioteche della Università di Parigi e di Lovanio per predisporre il “catalogum” delle opere proibite.

Nel frattempo Giulio III, succeduto nel frattempo Paolo III, nel 1550, emana la bolla "Cum meditatio cordis", in cui vieta ufficialmente a leggere libri proibiti. I libri posti all'Indice sono svariatissimi e di argomento diverso. Si va dagli scritti di astronomia e di magia alla totalità delle opere della letteratura religiosa protestante. Ma non viene risparmiata neanche la grande cultura europea e si includono opere di autori come Dante Alighieri, Giovanni Boccaccio, Erasmo da Rotterdam, Girolamo Savonarola, Machiavelli, François Rabelais e altri.

Nell'impossibilità di predisporre un catalogo esaustivo di tutte le opere si ricorre a metodi più sbrigativi come il proibire tutte le opere di alcuni editori per lo più svizzeri e tedeschi sospettati di divulgare opere eretiche, o di un autore, le versioni non ufficiali della Bibbia, e qualsiasi traduzione non autorizzata delle Sacre Scritture, a prescindere dal loro contenuto che non può essere controllato adeguatamente.

Si è trattato di uno sforzo gigantesco, poiché bisognava esaminare tutti i libri pubblicati e quelli che da pubblicare. Solo nel gennaio del 1558, quando Fra Teofilo Scullica era già morto da due anni, viene rilasciata la versione finale del catalogo, conosciuto come l'Indice di Paolo IV. L'indice è stato sottoposto all'esame del Concilio di Trento che lo approva e ne ordina una versione definitiva che viene approvata ufficialmente nel 1564 con la bolla pontificia "Dominici Gregis".

L'operato dell'indice, creato per ostacolare la contaminazione della fede e la corruzione morale provoca violente proteste in tutta Europa, da parte di intellettuali, stampatori, librai, e di tutta la nascente borghesia urbana approfondendo il solco tra i protestanti e la gerarchia vaticana rendendo di fatto impossibile qualsiasi dialogo tra i protestanti e il Vaticano.

Lo scopo dell'elenco era quello di impedire la contaminazione della fede religiosa attraverso la lettura di scritti il cui contenuto veniva considerato dall'autorità ecclesiastica non corretto sul piano strettamente teologico, se non addirittura immorale.

L'indice fu soppresso il 4 febbraio del 1966, che segnò anche la fine del Sant'Uffizio sostituito con la Congregazione per la dottrina della fede. Nel corso dei secoli della sua validità fu un formidabile strumento di pressione e di controllo sull'attività intellettuale. L'inclusione di un libro nell'indice veniva considerata una prova schiacciante nelle cause di eresia, e spesso la sola pubblicazione di un testo provocava la condanna al rogo del testo e del suo autore, come il caso di Giordano Bruno, anche egli frate domenicano come Teofilo, bruciato a Campo dei Fiori il 17 febbraio del 1600.

Nel lungo elenco degli autori messi all'indice in tempi moderni vi annoverano Cartesio, Colette, D'Alembert, Daniel Defoe, Denis Diderot, Alexandre Dumas (padre) e Alexandre Dumas (figlio), Gustave Flaubert, Thomas Hobbes, Victor Hugo, David Hume, Immanuel Kant, Jean de La Fontaine, John Locke, Karl Marx e tanti altri. Tra gli italiani Benedetto Croce, Gabriele D'Annunzio, Giacomo Leopardi, Alberto Moravia e tanti altri.


Articolo in pdf


Inizio pagina


C O P Y R I G H T

You may copy it, give it away or re-use it under the terms of the ©opyright rules included at my home page, citing the author's name and that the text is taken from the site www.oresteparise.it.

Il copyright degli articoli è libero. Chiunque può riprodurli secondo le @ondizioni elencate nella home page, citando il nome dell'autore e mettendo in evidenza che che il testo riprodotto è tratto da http://www.oresteparise.it/.