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Mezzoeuro

Dalla padella alla brace

di Oreste Parise

Mezzoeuro Anno XII num. 26 del 29/6/2013


Rende, 28/6/2013


Ma a Cosenza non c'è pace

Il sindaco della città brutia si ritrova a gestire una situazione sempre più complicata

Si è liberato di un peso e tolto qualche sassolino dalle scarpe. .Ma non è proprio un bagno nel mare della tranquillità quello di Mario Occhiuto. Il matrimonio Gentile era arrivato alla sua inevitabile conclusione, aveva maturato la sua crisi e non poteva che finire con un divorzio non consensuale. Troppo distanti erano le basi culturali della reciproca visione politica. Da una parte un coraggioso tentativo di ammodernamento dei metodi di gestione, una caratterizzazione al femminile e giovanilista. Dall'altro il clientelismo di sempre, il radicamento famulista, il servilismo del bisogno, una auctoritas politica comprendente famuli e clientes, che sono oggetti di dominio, di soggezione psicologica ed economica, un dominio patriarcale che gestisce la res pubblica come una faccenda puramente personale, dove cariche e prebende vengono assegnate sulla base del grado di fedeltà e della utilità elettorale che garantiscono.

Con l'allontanamento di Katia, sperava di aver inferto un colpo mortale mirando direttamente al cuore del potere gentiliano e nello stesso tempo tramortito la coalizione, era convinto di aver guadagnato dei gradi di libertà per iniziare la lunga traversata verso altri lidi, magari verso approdi che in questi tempi calamitosi apparivano più tranquilli.

Il centrosinistra pur con tutti i suoi guai è una balena che viaggia nell’oceano delle sue contraddizioni, ma ha qualche carta da giocare, con la difficile scelta di una leadership condivisa, in una folla di pretendenti.

La balena berlusconiana, al contrario, è spiaggiata essendo andata a sbattere contro gli scogli giudiziari. La martellante azione della magistratura sembra sul punto di infliggere il colpo il grazia, aiutata dai vecchi sodali come De Gregorio folgorato dalla visione paterna, e Lele Mora colpito da una crisi mistica i quali hanno rotto il muro di omertà che finora aveva protetto il Presidente, premio Nobel mancato per un soffio. Che peccato la mancata nomination, che avrebbe elevato il tono della politica locale in una faccenda planetaria!

Dietro l'angolo vi erano, però, acquattati uno stuolo di pescecani, ancora ben vivi nonostante sono stati costretti a vivere in un acquario in questo breve ma interminabile periodo.

La natura stessa della coalizione che lo ha portato Mario ad insediarsi trionfalmente a Palazzo dei Bruzi, aveva ed ha continuato a mantenere un carattere liquido, impossibile da filtrare con il setaccio politico. Il fallimento elettorale del progetto centrista e il tradimento romano delle aspettative di Robertino hanno fortemente indebolito il fortino occhiutano, per nulla intimidita dall'esibizione muscolare del sindaco. Lo smarrimento è durato un attimo, il tempo di riorganizzare le idee e cogliere le opportunità che venivano offerte. Si è subito assistita all’inevitabile assalto dei mille piccoli indiani che si sono sfrenati nella danza tribale attorno al totem del potere regionale.

Lasci uno e ne prendi cinque. Questo potrebbe essere l’epitaffio di una giunta che si è liberata dell’assedio di una Gentile signora per ritrovarsi sotto le mura un esercito di pretendenti, famelici ed affamati, pronti ad assediare il fortino fino alla resa finale. I capitani di ventura manovrano gli arieti, sparano bombarde per intimidire l'assediato, perché alla fine nessuno ha convenienza ad arrivare alla resa finale, quanto piuttosto occupare postazioni prestigiose in vista dei prossimi delicati passaggi. Eccoli i fieri combattenti per un una poltrona per sé stessi o per la propria coorte. Morrone, Mancini, Orsomarso, Chiappetta supportati dagli agguerriti manipoli e sotto il comando supremo del Grande Ammiraglio Scopelliti sempre preoccupato di difendere la sua navicella che naviga in acque agitate, sotto la minaccia di bufere di natura politica, economica, finanziaria, giudiziaria

Il sindaco aveva forse sperato per un po’ in un fronte indebolito e spaventato dalla prospettiva di affrontare un passaggio elettorale alquanto problematico, considerato anche le performance poco brillanti delle ultime elezioni, si sarebbe facilmente piegato al diktat della realpolitik, sottoponendosi al giogo.

Ma la somma di tante debolezze ha costruito un fronte imponente che ha percepito di aver di fronte un generale deciso, ma senza esercito e a corto di armi e munizioni, la cui unica arma letale è il sansonismo.

Ma Sansone non è ancora pronto a morire, perché i farisei hanno mille vite e mille risorse per resuscitare sotto mentite spoglie.

L'arena politica è diventata paludosa per tutti, attraversata da convulsioni e movimenti di cui nessuno riesce a prevedere la traiettoria. La lezione che viene da oltre il Campagnano è oltremodo significativa. Anche un potere di lunga durata e di consolidato radicamento non riesce ad ammaliare come nel passato e provoca crisi di rigetto, ribellioni impreviste, apre scenari improbabili in un mondo abituato ad una sonnacchiosa attesa di un domani sempre uguale

L'elettorato è diventato infido, gli alleati insicuri, lo scenario mobile, si prepara il palcoscenico per recitare una scena diversa di un copione ancora non scritto.


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