OP

Mezzoeuro

Paolo Antonio Foscarini, il difensore di Galilei

di Oreste Parise

Mezzoeuro Anno XII num. 26 del 29/6/2013


Rende, 28/6/2013


Padre Provinciale dei Carmelitani di Calabria nel XVI secolo

Come molti personaggi della sua epoca, della vita di Paolo Antonio Foscarini si sa molto poco. Le notizie biografiche sono desunte dalle tracce presenti nelle sue opere. Nacque a Montalto Uffugo intorno all'anno 1565, dove morì il 10 giugno del 1616 all'età di circa 51 anno per un infarto, come presume Emanuele Boaga.

A. Favaro, citato nel Dizionario Biografico degli Italiani curato dalla Treccani, sostiene che “il suo cognome era Scarini o Scaridini e fu alterato dallo stesso in Foscarini per favorire l'equivoco di una sua appartenenza al famoso casato veneto”.

Egli seguì le orme di suo fratello entrando in convento nell'Ordine dei Carmelitani, presente da molto tempo nella regione tanto che nel 1575 era stata istituita la Provincia della Calabria.

Il noviziato lo trascorse in un convento minore in Calabria e in seguito fu mandato a Napoli nel convento di Carmine Maggiore, dove lo aveva preceduto il fratello, per proseguire i suoi studi che terminò con successo tanto da diventare professore di teologia prima a Napoli e poi per due anni a Messina.

In seguito diventò priore del convento di Tropea. Nel 1607 fu nominato vicario provinciale dell'Ordine per la provincia calabrese e si dimostrò molto attivo nella sua carica fondando dei nuovi conventi. Il 6 giugno 1608, fu eletto padre provinciale della Calabria, con voto unanime del capitolo, una carica che gli consentì di introdursi nella curia romana. Nel giugno 1609 partecipò a Roma al capitolo generale dell'Ordine ed entrò in contatto con numerose personalità ecclesiastiche della Curia vaticana.

Nella sua carica fu molto attivo sforzandosi costantemente di ampliare la presenza dell'Ordine nella regione e concependo un ambizioso progetto culturale. Si dedicò al completamento del convento di Montalto nel 1609, fondato da suo fratello Polibio ed iniziò una intensa attività pubblicistica.

I suoi interessi non si limitavano alla teologia, ma spaziava in tutte le discipline scientifiche tanto che concepì l'idea di realizzare una enciclopedia in sette volumi ciascuno dei quali dedicato a una branca del sapere. Il piano dell'opera, che non riuscì a completare per la sua prematura morte, fu anticipato con un libro di devozioni del 1611 con il quale esaltava il valore delle scienze come strumento di crescita della coscienza civile e religiosa e di esaltazione del grandioso progetto della creazione dell'Universo. Nella concezione foscariana, il sapere è lo strumento per consentire all'uomo di seguire l'ideale dantesco di “virtute e canoscenza” nel cammino di avvicinamento alla fede e all'amore del Creatore.

Nel nuovo capitolo provinciale del 28 luglio 1612 fu riconfermato nella carica di Padre provinciale per acclamazione, avendo acquisito un grande prestigio nell'ordine carmelitano.

Nel maggio dell'anno successivo presentava il suo progetto di enciclopedia con un libro, detto brevemente il Syntaxis, che volle dedicare al nuovo generale dell'Ordine Sebastiano Fantone. Il suo fine era completare la missione del suo ordine con l'elevazione culturale degli individui. Il suo era un intento didattico e divulgativo per stimolare la crescita intellettuale e l'elevamento spirituale dei fedeli.

Nel volume viene presentato l'abbozzo di un'enciclopedia in sette volumi, che doveva racchiudere la summa del sapere, anticipando di più di un secolo l'Énciclopedie di Diderot et d'Alembert. Il Foscarini non ebbe però il tempo di dare alle stampe la sua opera e i manoscritti che lasciò andarono completamente perduti.

Nel 1615 pubblica un primo volume, il “Trattato della divinatione naturale cosmologica”, che fu pubblicato a Napoli dal sua amico tipografo Lazaro Scoriggio, nel quale formula i principi fondamentali che sarebbero stati successivamente ripresi dagli illuministi nel Settecento.

Nel volume egli esalta la capacità della scienza di interpretare i fenomeni naturali e prevederli. In particolare in astronomia si accenna alla sua adesione alla rivoluzione copernicana, anche se non vi è alcun rifiuti della concezione tolemaica, ritenendo che possa essere un modello scientifico che consente di poter prevedere gli eventi naturali. Egli delineava con molta precisione il piano dell'opera chiamata Institutioni, tanto da lasciare intendere che molte parti erano già pronte per essere mandate alle stampa, ma egli riteneva di doverle ancora affinare e completare. I sette volumi preannunciati erano: le arti liberali (I e II), la filosofia naturale o fisica (III), la metafisica (IV), la teologia scolastica (V), l'etica (VI), la teologia mistica e simbolica (VII).

Nello stesso anno il Foscarini pubblicò la sua opera più controversa e famosa: la Lettera del R.P.M. Paolo Antonio Foscarini carmelitano sopra l'opinione de' Pittagorici e del Copernico della mobilità della terra e stabilita ̀del sole e del nuovo Pittagorico sistema del mondo, stampata dallo stesso Lazaro Scoriggio, che aveva pubblicato il Syntaxis. Egli voleva dimostrare che la teoria copernicana della rotazione e rivoluzione della Terra non contraddiceva le Sacre Scritture, con qualche contorsione dialettica per difendere la teoria tolemaica nel tentativo di non porsi in aperta contrapposizione con il Tribunale dell'Inquisizione. Egli sosteneva che le Sacre Scritture non possono essere interpretate in senso letterale, ma valutate nel contesto storico in cui furono scritte.

Infatti, era in corso il processo a Galilei e Copernico per le loro teorie scientifiche considerate eretiche. I due scienziati rischiavano la condanna al rogo e la discussione sull'argomento era molto attesa, lasciando col fiato sospeso la comunità scientifica europea.

L'intervento di Pietro Paolo Foscarini fu molto apprezzato ed ebbe larga diffusione in tutta Europa, poiché si trattava dell'unica voce cattolica scesa apertamente in difesa dei due scienziati.

In 1615, Galilei received the unexpected support of a clergyman named Paolo Antonio Foscarini (1580 - 1616), who published a book containing a theological defense of Copernicanism.

Cantù, Cesare riporta il nome di Paolo Antonio Foscarini tra i grandi eretici dell'Italia, benché egli non avesse mai abiurato o professato teorie contraria all'ortodossia romana.

Il padre Antonio Foscarini carmelitano, da Napoli partendosi per predicare a Roma, scrisse una lunga e non inelegante lettera al generale del suo Ordine, cercando conciliare la teorica de' Pitagorici e di Copernico coi passi scritturali che sembrano repugnarvi: e che saviamente dice non doversi prender sempre letteralmente. Oltre questi, enumera le opinioni di coloro che mettono il cielo in alto, la terra al basso, l'inferno nel centro, o che credono, dopo il giudizio finale, il sole rimarrà stabile all'oriente, la luna all'occidente. ...

Qui non ci sarebbe che da compatire: ma adoprando il metodo stesso, molti riuscivano ad infirmare l'autorità biblica, e meritavano la disapprovazione della Chiesa per ciò, non perché ella professasse nimicizia originale contro una dottrina che non l'offendeva. Dicasi piuttosto che questa era contrariata dal testimonio dei sensi nel vulgo, e peggio ancora dai pregiudizj negli scienziati, cui rincresceva disimparare l'imparato, rinnegar la fede in Tolomeo e in Aristotele, e confessare i meriti d'un contemporaneo.

Per raggiungere il suo obiettivo, Paolo Antonio Foscarini aveva raccolto una impressionante mole di dati tratti dalle sacre scritture facendo uso di tutta la sua erudizione per dimostrare che i testi biblici non potevano che parlare con un linguaggio comprensibile alla maggioranza della popolazione e dei fedeli, ed alle cognizioni scientifiche dell'epoca. Di per sé non rappresentano una teoria scientifica, poiché il messaggio biblico non tende a costruire alcuna teoria, ma parlare al cuore dei fedeli.

Paolo Antonio Foscarini si era formato a Napoli, dove era viva la tradizione di studi legata agli insegnamenti di Bernardino Telesio e Giordano Bruno e tentata vi unire in un unico filone di pensiero copernicanesimo e pitagorismo. Il maggiore interprete di questa corrente di pensiero era Niccolò Stelliola (1547-1623), che animava un vivace dibattito a sostegno delle nuove scoperte scientifiche. Da quella scuola, tenuta sotto stretta osservazione dall'Inquisizione nacque la grande scuola dell'Illustrissimo napoletano.

Nel 1615 Paolo Antonio Foscarini era a Roma pronto a difendere il suo libro e controbattere le obiezioni dei suoi oppositori. Le notizie che provenivano dalla Prima Commissione della Sagra Congregazione, cui era stato affidato l'esame della questione, non erano affatto rassicuranti ed egli correva il rischio di essere sottoposto a giudizio per eresia, con il corredo di torture e carcere duro che questo avrebbe potuto comportare.

Per scongiurare una simile eventualità egli si rivolse direttamente al potente cardinale Roberto Bellarmino, con un breve saggio “Defensio epistolae super mobilitate Terrae”, nel quale sosteneva «di difendere la teoria sulla mobilità della terra, in base alla quale non risulta nessun danno alla fede cattolica, come anch'io penso, ma semmai alla teologia». Egli confidava anche sulla benevolenza del segretario del Sant'Uffizio Giovanni Garzia Millini, che aveva sempre espresso grande apprezzamento nei suoi confronti, ma neanche il potente cardinale suo amico riuscì a modificare le opinioni del collegio.

Foscarini, conscio del pericolo che correva, si recava a Napoli per pubblicare una nuova edizione del suo libro con «l'aggiunta d'altre authorità, per maggiore chiarezza della sua interpretazione», ma non ne ebbe il tempo.

Il 5 marzo 1616 la congregazione dell'Indice emanò un decreto di condanna di tutti i libri che divulgavano le teorie copernicane considerate eretiche e contrarie alle Sacre Scritture, con una condanna assoluta per il libro del Foscarini: "librum… Pauli Antonii Foscarini Carmelitae omnino prohibendum atque damnandum".

Il 12 aprile 1615 intervenne la risposta del Cardinale Roberto Bellarmino, cortese nella forma, ma molto dura nella sostanza.

« Primo, dico che V. P. et il Sig.r Galilei facciano prudentemente a contentarsi di parlare ex suppositione e non assolutamente, come io ho sempre creduto che habbia parlato il Copernico. Perché il dire, che supposto che la Terra si muova e il Sole sia fermo si salvano tutte le apparenze meglio che con porre gli eccentrici et epicicli, è benissimo detto, e non ha pericolo nessuno; e questo basta al mathematico: ma volere affermare che realmente il Sole stia nel centro del mondo e solo si rivolti in sé stesso senza correre dall'oriente all'occidente, e che la Terra stia nel 3° cielo e giri con somma velocità intorno al Sole, è cosa molto pericolosa non solo d'irritare i filosofi e theologici scolastici, ma anco di nuocere alla Santa Fede con rendere false le Scritture Sante [...].

Secondo, dico che, come lei sa, il Concilio prohibisce le scritture contra il commune consenso de' Santi Padri; e se la P. V. vorrà leggere non dico solo li Santi Padri, ma li commentarii moderni sopra il Genesi, sopra li Salmi, sopra l'Ecclesiaste, sopra Giosuè, troverà che tutti convengono in esporre ad literam ch'il Sole è nel cielo e gira intorno alla Terra con somma velocità, e che la Terra è lontanissima dal cielo e sta nel centro del mondo, immobile. Consideri hora lei, con la sua prudenza, se la Chiesa possa sopportare che si dia alle Scritture un senso contrario alli Santi Padri et a tutti li espositori greci e latini [...].

Terzo, dico che quando ci fusse vera demostratione che il sole stia nel centro del mondo e la terra nel terzo cielo, e che il sole non circonda la terra, ma la terra circonda il sole allhora bisogneria andar con molta consideratione in esplicare le Scritture che paiono contrarie, e più tosto dire che non l'intendiamo che dire che sia falso quello che si dimostra. Ma io non crederò che ci sia tal dimostratione, fin che non mi sia mostrata: né è l'istesso dimostrare che supposto ch'il sole stia nel centro e la terra nel cielo, si salvino le apparenze, e dimostrare che in verità il sole stia nel centro e la terra nel cielo; perché la prima dimostratione credo che ci possa essere, ma della seconda ho grandissimo dubbio, et in caso di dubbio non si dee lasciare la Scrittura Santa esposta da' Santi Padri».

A giugno l'editore napoletano Lorenzo Scoriggio venne incarcerato a Napoli con l'accusa di aver pubblicato il volume senza l'imprimatur ecclesiastico. Si difesa sostenendo che i due volumi pubblicati ( il Syntaxis e la Lettera) facevano parte di un unico manoscritto, con un unico imprimatur per l'intera opera. Fu condannato solo a una multa di 100 ducati e la diffida a una maggiore attenzione per il futuro.

Paolo Antonio ritornava a Montalto, dove era ancora viva nella memoria la strage dei valdesi del 1561, mentre a Roma si svolgeva il processo del Tribunale dell'Inquisizione. Il 10 giugno 1616 moriva improvvisamente, forse colto da un infarto.

Si spegneva così una delle mente più lucide del suo tempo, lasciando una mole impressionate di manoscritti alla biblioteca del suo ordine, che furono dimenticati e dispersi perché la condanna dell'Inquisizione colpì tutta la sua produzione scientifica e letteraria.

La prima edizione del 1615 divenne introvabile e fu riproposta in varie versioni solo nelle edizioni delle opere di Galilei.


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