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Mezzoeuro

Unical: fuori i secondi

di Oreste Parise

Mezzoeuro Anno XII num. 29 del 20/7/2013


Rende, 19/7/2013


I numeri hanno dettato legge

Per il nuovo rettore è sfida all'OK Corral tra Crisci e Maggiolini.

Alla fine la politica dei grandi intrighi, degli inciuci, degli accordi su altri tavoli s’è dovuta arrendere. Dev’essere risultato troppo alto il prezzo dell’accordo tra Cersosimo e Maggiolini prima del secondo turno e allora s’è lasciato correre lealmente il corso del voto. Ognuno dei due contendenti al secondo posto ha creduto fino all’ultimo di non doversi arrendere all’altro con un accordo preventivo e c’è più d’uno tra i cubi che questo tao non l’ha letto poi così male. Niente accordo politico tra i due e ovviamente nemmeno tra gli sponsor politici che gli soffiano dietro il collo e allora l’operazione è saltata. Crisci dal canto suo, da buontempone e forte del margine di vantaggio, non aspettava altro nel senso che ha lasciato che si consumasse l’intifada alle sue spalle e h avuto ragione.

Solo qualche stilettata, solo qualche frase sulla stampa quando si profilava la grande alleanza contro di lui ma niente di più, ha lasciato correre tutto sommato. Dev’essere saltato l’ultimo tassello politico prima del grande inciucio tra Cersosimo e Maggiolini e Crisci questo sperava, questo aspettava. Ora i numeri sono legge.

Sarà sfida finale e ultima tra Crisci e Maggiolini e sarà interessante proprio ora vedere come si regoleranno i seguaci (anche politici) di Cersosimo. Corre voce che a sto punto ogni livello politico di trattativa sia saltato e che finalmente all’Unical (con la politica ingerente fuori dai giochi) si possa giocare una partita vera sui contenuti. Se è così ne vedremo delle belle fino al voto finale con più arrosto che fumo sul piatto. Del resto né a Crisci né a Maggiolini mancano doti per giocarsela fino in fondo. Quando si arriva a questo punto si riparte sempre da zero a zero e lo sanno bene questo, tutti e due. A Crisci in teoria potrebbe bastare non indietreggiare ma se Maggiolini convince chi non ha votato Crisci fin qui può fregarlo sul traguardo.

Quel che è sicuro è che in una situazione per nulla scontata come questa (e con gli intrighi dei politicanti almeno allo stato fuori dalla porta principale) può guadagnarci proprio l’ateneo e i suoi attori. La posta in gioco, inutile ricordarlo, è la più alta in circolazione e lo sanno tutti questo. Non resta che attendere. Come si suol dire chi ha più filo da tessere tesserà. Fino all’ultimo.


Legalità e trasparenza: fiducia al nuovo Rettore

Un vero primus inter pares

di Piergiorgio Lo Duca

Non è affatto scontato che le competizioni elettorali partano dalla centralità dei temi della legalità e della trasparenza, non solo in termini di generico inserimento in questo o in quell’altro programma, ma proprio di una loro declinazione in punti programmatici di azione politica.

In altre parole, ciò che contano sono i fatti e questi ci inducono ad esprimere soddisfazione per quanto hanno sin qui saputo esprimere i candidati alla carica di futuro Rettore della prestigiosa Unical, aprendo al territorio ed accogliendone le varie istanze democratiche.

In particolare, merita di essere registrato il fatto che entrambi i candidati al ballottaggio hanno inteso aderire alla campagna “No privilegi” promossa da alcuni attivisti a cinquestelle della Calabria per la riduzione dei costi della politica (regionale) pari a 60,3 milioni di euro.

E se questo è un fatto positivo e rilevante, non può nemmeno sottacersi come, da ultimo, alcune “voci sul ponte” riferiscano che esiste un “dietro le quinte” di interessi che, al di là delle motivazioni, non possono essere presi in considerazione.

Un altro dato di fatto è che noi poi proprio non vorremo dover dire che siamo alle solite: l’Unical è la più grande azienda di questa nostra bella e martoriata regione, con una grande movimentazione di denaro che, da sempre, costituisce l’obiettivo prioritario di una “certa politica” delle lobbies.

L’invito al corpo elettorale è ancora alla riflessione su un possibile cambiamento di un intero territorio, con l’auspicio che tutte le formazioni politiche gridino, a gran voce, che non saranno fatti sconti a nessuno e che saranno rispettati solo gli elettori che hanno “fame e sete” di favorire processi formativi effettivamente rivolti al trasferimento della conoscenza, in primo luogo, allo studente, quale immediato fruitore e, anche per il suo tramite, alla società.

A prescindere dal Rettore che sarà nominato, Primus inter Pares, nessuno potrà mai negare titolo e legittimazione a chi dimostra un concreto impegno per il miglioramento della formazione in Calabria.

Firmato un cittadino a Cinquestelle


Intervista con il prof. Alessandro Mazzitelli

Il Campus torni a dialogare con il territorio

Per quali motivi l’Unical stenta a dialogare con il territorio, a porsi come un sistema aperto che contribuisce ad amalgamare le realtà amministrative?

L’Unical, come altre università, opera in un contesto di crisi economica e di finanza pubblica, ma tale difficile contesto è accentuato dalla realtà circostante, ove la diffusione di pratiche non conformi alla convivenza civile rischiano di depauperare quanto di buono viene prodotto all’interno dell’ateneo.

Il rapporto con il territorio, non è di per sé cattivo ma stenta a consolidarsi in modo costruttivo, quando i ruoli sono confusi, quando, diciamo, ci si muove su prospettive culturali diverse, i rapporti diventano problematici, a partire da quelli con le istituzioni locali. Viceversa, i tentativi di assunzione di ruoli politici del personale accademico che ricopre o ha ricoperto ruoli di governo dell’ateneo, non fanno che nuocere, in primo luogo, all’immagine dell’università quando, viceversa, occorrerebbe costruire nuovi dialoghi istituzionali in un quadro di regole certe e trasparenti come ci suggerisce l’art. 117 Cost.

La creazione dell’Università aveva generato grandi aspettative e speranze, anche per la forma innovativa del campus, che mostra oggi tutti i suoi limiti.

La specificità dell’Unical è certamente rappresentata dal modello Campus, inteso come vera e propria "comunità di destino". Una sperimentazione che dalla visione normativa dello Statuto doveva generare condizioni migliorative dell’intero territorio. Doveva incidere sugli assetti sociali e culturali della regione. Si pensò che fosse in grado di modificarne i costumi a partire dalla formazione di nuove generazioni di ricercatori e laureati, che avrebbero inciso profondamente il tessuto culturale regionale. In parte ciò è avvenuto. Probabilmente, con una classe politica diversa il cambiamento sarebbe stato più palpabile. Certo i risultati sono ben lontani da quelli preconizzati dalla legge istitutiva dell’Unical.

Il rinnovamento della governance dell’ateneo ha creato aspettative di cambiamento nella politica universitaria.

La riforma universitaria derivante dal legge 240 del 2010 ha ridisegnato il modello di governo e l’articolazione interna delle università con poche luci e molte ombre rispetto al sistema di autonomia costituzionale e della normativa previgente. E’ risultata evidente la riduzione degli spazi di autonomia degli atenei, con la conseguenza di limitare la pluralità di modelli comunitari e di governance magari più in sintonia con le tradizioni e con il territorio. Si tenga conto che affermare l’università legata al territorio e non disporre degli strumenti che rendano poi effettivo tale rapporto equivale ad assumere una enunciazione di principio che tale permarrà. A ciò si aggiunga che il nuovo Statuto, a mio modesto avviso, ha esaltato più che quelle poche luci, le molte ombre della legge di riforma, e noi ci ritroviamo a votare il nuovo rettore che avrà non un ruolo di indirizzo e di bilanciamento tra gli organi di governo, ma sarà il potere di vertice dell’ateneo. Tanto per intenderci, una sorta di modello semipresidenziale. Occorre quindi un intervento di riequilibrio tra i diversi organi, che ridimensioni il peso del Rettore a vantaggio dell’autonomia del Senato Accademico quale organo di rappresentanza reale della comunità universitaria, una comunità che è plurale, che deve essere tale, libera, perché il sapere è libero, con il dovere di critica.

Quale potrebbe essere il ruolo dell’Università per un reale cambiamento della politica, tanto nella regione che a livello nazionale?

Se dovessi esprimere un desiderio auspicherei che diventi patrimonio comune la voglia di cambiamento che circola nella comunità universitaria. Tale obiettivo si consegue innanzitutto mediante le più ampie forme di partecipazione trasparenti al progetto formativo e di ricerca. L’università non è il luogo delle anime belle, non è il luogo immune dalla decadenza sociale. Non è un’isola felice, e questo processo elettorale lo dimostra. E’ importante dare segnali forti. Gli studenti ricoprono un ruolo fondamentale in questo. Non possono essere e ripetere il passato, devono essere in grado di indirizzare la comunità accademica, e questa deve scrollarsi di dosso vizi privati e pubbliche virtù che offuscano il modo di essere di una comunità responsabile e vivace. Il ruolo dell’università pubblica non può prescindere dalla ricaduta che le funzioni ad essa demandate producono sulla collettività. In tal senso l’università deve restituirsi alle comunità locali come modello positivo.


Un inciucio mancato

Fuori la politica da questo voto

Prof. Gianfranco d 'Atri

Nel secondo turno per la elezione del Rettore dell'Unical non è stato raggiunto il quorum e si passerà al ballottaggio tra i primi due. Il prof. Crisci , al quale servono pochi ulteriori voti è favorito, salvo la formazione di una strana coppia Maggiolini - Cerzosimo, e per questo a lui devono ormai fare riferimento coloro che vogliono portare fuori dalle mura virtuali del campus la contesa.

Fra questi hanno assunto una posizione chiara gli attivisti del Movimento 5stelle, anche non elettori, che ritengono di averne titolo: la quota, inferiore al 50% dei voti, non renderà il cittadino Rettore sufficientemente legittimato ad innovare radicalmente il ruolo dell'Università, a meno di cercare all'esterno tale forza.

Il Rettore dell’Unical deve ritenersi eletto - di fatto - dai cittadini calabresi che attendono da anni di avere risposte di alta cultura alle domande alle quali non è loro mestiere rispondere. I professori, e gli altri che depositano la scheda, si considerano semplici portavoce, iscritti nelle liste di voto per la loro sapienza e ruolo, non per il loro piccolo potere.

Ed allora cosa chiede la Calabria al Rettore?

Chiede una persona che sappia rappresentarla nelle sedi di carattere nazionale ed internazionale, sappia imporre l’autorevolezza della propria cultura con la forza del carisma ed il supporto del territorio.

Il tema centrale è banale nell'enunciarsi: il futuro dei figli di questa terra.

Il Rettore deve avere questo obiettivo strategico, che trascini con sé gli altri: trovare sbocco, e di livello, alle migliaia di giovani che si iscrivono. Certo, per fare questo occorre la coerenza con gli impegni specifici già assunti da alcuni candidati, ma non basta ottenere solo la piena funzionalità interna dell'Istituzione, ma serve proiettarla verso l 'esterno. Quindi, l 'impatto sulla società di queste elezioni dovrà essere reale.

Nessuno dei candidati aveva il carisma o una storia adeguata al bisogno, ma è l'occasione che forma le coscienze, tempra gli uomini/donne e fornisce gli stimoli.

Chi ottiene la maggioranza deve guidare non solo l'Università, ma la società calabrese, incapace di rispondere alla crisi e alla miopia, quando non cleptocrazia, della classe politica locale.

Pertanto, l'auspicio è che gli elettori si facciano carico, essi per primi, di non far prevalere i loro beceri interessi di bottega - di cui si parla sui ponti! - ma di proiettarsi nel futuro e di caricare di responsabilità e doveri il prossimo primus inter pares.

Ed anche se molti si accontenterebbero oggi di un buon "amministratore di condominio ", il prescelto invece non dovrà assolutamente essere cercato nelle pagine internet del futuro (un tempo avremmo detto nei libri di storia) tramite la parole chiave " ma chi era costui?".

E soprattutto, fra gli ignavi della Divina Commedia 2.0.


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