A Cavallerizzo di Cerzeto un disastro annunciato. Preceduto da anni di allarmi caduti nel vuoto.

Nel paese che muore sotto una frana

di Pantaleone Sergi (La Repubblica del 9 marzo 2005)

CERZETO (COSENZA) - Le case crollano sotto i nostri occhi, scivolano nel burrone, ruotano, s'inclinano. Mezza piazzetta sprofonda di almeno dieci metri. Le strade scompaiono di colpo, lasciano voragini che la neve poi copre come vergogne. Il paese intero collassa. Le mura di antiche abitazioni si aprono come un libro, facendo vedere le intimità di letti ancora disfatti, sale da pranzo silenziose, cucine senza più calore. È la fine di un mondo a Cavallerizzo, frazione di Cerzeto, che lentamente scompare, inghiottita da un mostro chiamato dissesto idrogeologico. 

Evacuato in fretta lunedì mattina quando a dare l'allarme fu un insonne abitante preoccupato per la sua casa che faceva da giorni sinistri scricchiolii. Il paesino sembra colpito da un sisma funesto che cancella di colpo sei secoli di storia e di presenza umana, da quando qui s'installarono alcune famiglie in fuga dall'Albania. "Rruga 't merguarve", Via degli Emigranti, col bar San Giorgio chiuso, le porte e le finestre delle case ancora in piedi sbarrate, mette angoscia. Il paese più oltre appare sventrato, con le case affastellate. Ovunque è silenzio quasi irreale, senza suono di campane, senza voci di bambini.

Non ci sono vittime, per fortuna. Ci sono329 abitanti che non hanno più nulla, abbandonati a loro stessi. affidati al buon cuore di amici e di parenti. A più di 36 ore ore dalla fuga, non c'è stato ancora alcun intervento concreto. "Siamo isolati, mendicanti per la strada, nessuno pensa alla nostra disperazione", accusa la signora Aurora Figlia, settant'anni vissuti nella vecchia casa di famiglia, che adesso non c'è più. Ha fatto un sopralluogo  il prefetto di Cosenza Diego D'Amico, in verità, ma nessuno spiega a questa gente cosa accadrà, come,. dove, quando li sistemeranno, se, quando e dove il paese sarà ricostruito. SInghiozza Patrizia Graviano: "Niente, non ci dicono niente, siamo qui a guardare le case che crollano".

Nota, temuta, guardata a vista i annunciata, la frana, ancora in evoluzione, era una minaccia segnalata da anni. Nei giorni scorsi, note e telegrammi allarmati sono rimasti ancora colpevolmente ignorati. Il sindaco, inascoltato, s'era pure dimesso. L'altro ieri il disastro, senza lutti solo perché Domenico Golemme, che da più notti vigilava sulle crepe della sua casa, s'è reso conto che tutto stava per venire giù e ha dato l'allarme. Nessun piano di evacuazione era stato preparato, ma tra paure e lacrime il paese è stato abbandonato. "Non erano ancora le 6, c'era buoio. Ho fatto suonare le campane da mio nipote Patrizio, ho suonato ai campanelli casa per casa gridando che bisognava fuggire".

Piange adesso l'eroe Domenico, vagando attorno al paese fantasma.

"Sono felice di avere salvato tante persone. Però sono disperato perché con la casa se ne è andata la mia vita, anni di lavoro in America. Mi sento svuotato, non ho più speranze."

Chi può torna in paese per pochi minuti, giusto il tempo di raccogliere un abito, della biancheria, un arnese di lavoro. Iolanda Chiappetta esce in lacrime dalla casa dei suoi: "La mia casa non c'è più -  dice - e io e i miei figli non abbiamo nulla da metterci addosso. Qualcuno ci aiuti". Ma Cavallerizzo, teme la sua gente, non rivivrà.


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